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Regime forfettario: ecco perchè è il più scelto tra i consulenti d’impresa

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Nel corso del 2022, oltre il 70% delle partite Iva singole operanti nel settore Ict e nei servizi alle imprese hanno scelto di aderire al regime agevolato. Tale cifra rappresenta un notevole aumento rispetto al 2016, quando le opzioni erano inferiori di oltre il 100%. Questi dati testimoniano l’efficacia e l’affidabilità del regime, così come il crescente interesse da parte degli operatori del mercato nei suoi riguardi.

Il regime forfettario rappresenta sempre più la scelta dei professionisti italiani per la dichiarazione dei redditi. Nel 2022, ben il 66% dei professionisti ha optato per questa forma agevolata di tassazione, mentre nel settore dei servizi informatici, dei servizi alle imprese, dello sport e dell’intrattenimento tale percentuale ha superato il 70%. Nel complesso, quasi il 50% dei 3,7 milioni di titolari di partita Iva individuale ha adottato la flat tax. Inoltre, la manovra per il 2023 ha incrementato la soglia massima di compensi per accedere al regime forfettario a 85mila euro, fatto che potrebbe portare ad un ulteriore aumento delle adesioni. Si stima che, con le nuove aperture di partita Iva, il numero dei professionisti che hanno aderito al regime forfettario abbia raggiunto i 2-2,1 milioni. (Fonte: Il Sole 24 Ore del 26 maggio).

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Gli aumenti alle soglie

Il sistema forfettario, introdotto nella manovra finanziaria per il 2015 con l’obiettivo di semplificare la tassazione per le piccole attività, ha raggiunto una diffusione equiparabile a quella della tassazione ordinaria. Nel corso del 2016, solamente il 19,1% dei professionisti e degli autonomi ha scelto di aderire al regime forfettario, accompagnato dal regime dei vecchi minimi. Tuttavia, all’epoca, le soglie di ricavi differivano in base al codice Ateco e variano tra i 15.000 e i 40.000 euro, oltre ad altri vincoli stringenti per quanto riguarda i costi dei beni strumentali e i compensi dei collaboratori.

Nella progressione delle soglie, si è evidenziato un primo incremento nel 2016, che prevedeva una modifica delle soglie. Il salto successivo si è verificato nel 2019, quando il limite massimo di fatturato o compensi è stato unificato tra tutte le categorie di imprese e innalzato a un valore di 65.000 euro. Tale aumento ha influenzato in modo significativo soprattutto i settori meno vicini a tale soglia, ossia manifatturiero, edilizio e commerciale, che hanno registrato un aumento superiore al triplo nella percentuale di adesioni. La presente evoluzione costituisce un importante traguardo di riforma della normativa fiscale, che mira a promuovere una maggiore equità e parità tra le diverse imprese e categorie economiche.

I rischi del successo

Nel corso delle discussioni sulla riforma fiscale durante il Governo Draghi, alcune fazioni politiche avevano ventilato l’ipotesi di abrogare il regime forfettario. Al contrario, la riforma promossa dalla maggioranza di centrodestra garantisce la sua continuità e prevede l’adozione graduale della flat tax come sistema di tassazione generale nel corso della legislatura. Il primo passo in questa direzione è stato già intrapreso il 1° gennaio scorso, con l’istituzione della flat tax incrementale del 15% sui redditi aggiuntivi generati nel 2023 dai titolari di partita Iva che non risultano iscritti al regime forfettario.

Nel passaggio a un sistema fiscale con un’imposta piatta per tutti, è importante considerare l’ampio utilizzo di regimi agevolati che hanno abituato i beneficiari a calcolare il reddito con i coefficienti di redditività senza la dettagliata sottrazione dei costi. Tale regime implica il versamento di una tassazione agevolata del 15%, o addirittura del 5% per le nuove attività, invece dell’IRPEF e delle relative addizionali, e l’emissione di fatture senza l’applicazione dell’IVA. Ciò ha un impatto significativo sulla concorrenza sui prezzi. Secondo le statistiche fornite dalle Finanze, quasi 2 milioni di autonomi, su un totale di 3,7, non hanno presentato la dichiarazione IVA nel 2022, in gran parte grazie all’utilizzo del forfait. Una valutazione accurata di questi fattori deve essere effettuata nel passaggio a un sistema fiscale più equo.

Il regime riservato alle attività individuali può avere effetti distorsivi che influenzano le imprese e gli studi associati. È possibile che ciò porti ad un fenomeno di “nanismo” delle aziende e alla divisione degli studi associati, al fine di godere del forfait. Questo aspetto è stato analizzato dalla Banca d’Italia nella sua relazione annuale del 2022, e i risultati sono stati significativi. Infatti, le imprese individuali che hanno dichiarato un fatturato appena sotto la soglia di accesso al regime agevolato sono risultate superiori del 40% rispetto a quelle che non avrebbero usufruito del beneficio nel periodo 2005-2019. Tale dato lascia ipotizzare la presenza di fenomeni di sottodichiarazione dei ricavi in alcuni Comuni e settori di attività. Questo aspetto sarà certamente da tenere in considerazione nella prospettiva di una possibile flat tax per tutti, che dovrà essere analizzata con attenzione al fine di evitare ulteriori distorsioni nel sistema economico.

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