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Ipotesi e analisi sul crollo nel cantiere Esselunga a Firenze

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Errore di installazione, difetto di fabbricazione o errore nella progettazione? Ruota intorno a queste tre ipotesi l’inchiesta aperta dai magistrati sul crollo nel cantiere di un supermercato Esselunga a Firenze. Il punto di Mario Sassi, autore del Blog-Notes sul lavoro

estratto dal sito di Startmag 

IL CROLLO NEL CANTIERE DI ESSELUNGA A FIRENZE

Il dato drammatico è che può succedere ovunque e a chiunque. Non serve limitarsi a puntare il dito sull’ultima disgrazia in ordine di tempo. Nel caso specifico serve innanzitutto capire cosa è successo.

L’INCHIESTA GIUDIZIARIA

I pm Francesco Sottosanti e Alessandra Falcone hanno aperto un fascicolo in cui si ipotizzano i reati di omicidio colposo plurimo e crollo colposo. Il primo passo sarà fare chiarezza sulle cause del crollo e determinare così le responsabilità penali dell’accaduto. Secondo il “Corriere Fiorentino” al cantiere del supermercato lavoravano almeno una trentina di aziende  in subappalto.

LE SICUREZZE DELLA CGIL

Per il segretario generale di Fillea Cgil Firenze, è difficile che la trave sia stata montata male ed è anzi presumibile che sia stata la stessa componente mal realizzata, forse mal progettata o composta da materiali scadenti. “Se così fosse, l’incidente non sarebbe legato a una carenza di sicurezza nel cantiere”.

LE PAROLE DI CAPROTTI (ESSELUNGA)

Marina Caprotti, presidente di Esselunga ha dichiarato: “Esprimiamo profondo cordoglio e vicinanza alle famiglie delle vittime del gravissimo incidente nel cantiere di via Mariti a Firenze. Siamo sconvolti per quanto avvenuto. Il cantiere in costruzione era affidato in appalto a una società terza e siamo a disposizione delle autorità per contribuire a chiarire la dinamica di quanto accaduto e per qualsiasi esigenza”.

LE IPOTESI SUL CROLLO NEL CANTIERE ESSELUNGA A FIRENZE

Quindi, prima di sentenziare, occorre capire. Errore di installazione, difetto di fabbricazione o errore nella progettazione? Ruota intorno a queste tre ipotesi l’inchiesta aperta dai magistrati. A queste ipotesi si aggiungerà inevitabilmente l’analisi della  complessa filiera di appalti e subappalti. Bisognerà capire se gli operai coinvolti avessero o meno un inquadramento professionale equiparato alla loro mansione nel cantiere.

CHI STAVA LAVORANDO NEL CANTIERE

Secondo  quanto è emerso, l’azienda committente e la ditta appaltatrice del crollo nel cantiere Esselunga a Firenze risultano gli stessi del cantiere di un altro supermercato sempre Esselunga a Genova, nella zona di San Benigno dove,  il 10 febbraio 2023,  tre operai erano rimasti feriti a causa del cedimento di una rampa del parcheggio: la Villata spa, l’immobiliare partecipata al 100% da Esselunga, e Aep, attività edilizie pavesi, con sede a Pieve del Cairo (Pavia)”.

IL RUOLO DI ESSELUNGA

Esselunga è parte fondamentale di una realtà complessa e articolata. Definirla “solo” una azienda importante della GDO è riduttivo. Trasforma prodotti come una qualsiasi impresa alimentare, è presente nell’HORECA, possiede  beauty boutique, vende vini  online e gestisce  attività edilizie con un patrimonio immobiliare considerevole.  La regia di tutto questo in termini di responsabilità e conoscenza delle problematiche che ne discendono e delle implicazioni dirette e indirette non è affatto semplice.

LE CONCLUSIONI DI LANDINI SUL CROLLO NEL CANTIERE ESSELUNGA A FIRENZE

Landini, da parte sua, ha già “chiuso” l’indagine (che, al contrario, sarà lunga e complessa) e punta il dito sul nuovo codice degli appalti che ha introdotto l’eliminazione del divieto di subappalto a cascata. Condivido che questo è un problema  da approfondire seriamente.  «Chi vince una gara deve essere responsabile di tutta la filiera, stesse regole per pubblico e privato” ha concluso il segretario della CGIL.

IL CONFRONTO SINDACATI-GOVERNO

Sarà un argomento di confronto politico nel Governo e tra maggioranza e opposizione. Secondo i sindacati dell’edilizia gli operai in subappalto rappresentano il 70% del totale dei morti sul lavoro. Una cifra impressionante. La  pratica del subappalto e del massimo ribasso, oltre a far risparmiare sui costi  deresponsabilizza rispetto agli incidenti essendoci la quasi certezza che i controlli oggi in carico a dieci enti diversi difficilmente ne verrebbero a capo.

LE ANALISI

Per chi vive con passione e partecipazione come il sottoscritto le vicende del Commercio e della Grande Distribuzione quello che è successo a Firenze, nel cantiere dove si stava costruendo un nuovo punto vendita, resta comunque un fatto estremamente doloroso. Per questo condivido quanto scritto dall’avvocato Giampiero Falasca sul Sole 24 ore “Non si può pensare che gli ispettori del lavoro riescano a controllare ogni azienda e ogni cantiere; serve la collaborazione di tutti gli attori per espellere dal sistema produttivo i soggetti che utilizzano la sicurezza sul lavoro come leva per ridurre i costi”.

IL SETTORE DEL COMMERCIO

Se vogliamo venirne a capo è da qui che occorre partire. Il settore del commercio in Italia occupa 3,4 milioni di addetti distribuiti in poco più di un milione di imprese attive. L’infortunistica nel comparto è relativamente bassa. Sul piano generale di tutto il mondo del lavoro  nel 2023 le denunce di infortunio presentate all’Inail sono state 585.356, in calo del 16,1% rispetto alle 697.773 del 2022 secondo il periodico Dati Inail, curato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, che analizza i numeri provvisori delle malattie professionali e degli infortuni denunciati nel 2023, rilevati alla data dello scorso 31 dicembre.

I NUMERI

I primi dati del 2023 evidenziano che il calo del 16,1% delle denunce di infortunio è la sintesi del -19,2% dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 607.806 del 2022 ai 491.165 del 2023, e del +4,7% di quelli occorsi in itinere, nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, da 89.967 a 94.191. I decessi denunciati sono ancora più di mille. Rispetto all’anno precedente, da 1.090 a 1.041. Al netto dei decessi da Covid-19, che si erano già quasi azzerati nel 2022, la riduzione degli infortuni mortali resta comunque alta, di poco oltre il 4%. “A diminuire sono solo i decessi avvenuti in itinere, dai 300 del 2022 ai 242 del 2023, mentre quelli in occasione di lavoro sono stati nove in più, da 790 a 799. Il 91,7% dei casi mortali riguarda gli uomini, con un calo dell’1,5% rispetto al 2022, e quasi la metà dei decessi rientra nella fascia tra i 50 e i 64 anni.

GLI INFORTUNI

Trentasei le vittime in 15 infortuni mortali “plurimi”. Gli infortuni mortali “plurimi”, in cui hanno perso la vita due o più lavoratori, nel 2023 sono stati 15 per un totale di 36 vittime, 22 delle quali con mezzo di trasporto coinvolto. Nel 2022 erano stati denunciati 19 incidenti plurimi per un totale di 46 decessi, di cui 44 stradali”. Nei primi sei mesi dell’ultimo quadriennio sono state registrate 2021 vittime sul lavoro in Italia: 570 gli infortuni mortali nel 2020, 538 nel 2021, 463 nel 2022 e 450 nel 2023. Per quanto concerne i settori lavorativi più colpiti, nel 2020 sono Attività Manifatturiere, Trasporti e Magazzinaggio e Sanità e Assistenza Sociale ad aver fatto rilevare il maggior numero di decessi, quello della Sanità, chiaramente connesso all’anno di esordio dell’emergenza sanitaria; nel 2021 sono Costruzioni, Attività Manifatturiere e Trasporti e Magazzinaggio i settori con più vittime.

IL COMMENTO DELL’AVVOCATO FALASCA

Mentre nel 2022 e nel 2023 i primi tre settori con più morti sono stati Trasporti e Magazzinaggio, Costruzioni e Attività Manifatturiere. Per questo preoccuparsi  della sicurezza non significa limitarsi a considerare gli  adempimenti formali previsti dalla legge. Ha ragione Falasca: “Sono troppi i luoghi di lavoro dove la sicurezza è vissuta come un optional, una seccatura che rallenta l’operatività quotidiana; un approccio che porta a considerare come fatalità infortuni che, invece, si potrebbero evitare con una buona prevenzione”. E conclude: “Il discorso cambia se il decentramento produttivo viene utilizzato per eludere gli standard normativi: le catene di imprese prive di reale consistenza imprenditoriale, l’utilizzo di manodopera irregolare, i pochi investimenti nella formazione e nelle strutture aumentano in modo considerevole i rischi per la sicurezza”. Purtroppo di fronte alle tragedie che si ripetono con una frequenza impressionante ci troviamo a porre sempre gli stessi interrogativi. Questo non è più accettabile.

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