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Il caos delle scadenze per la rottamazione delle cartelle

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Il recente decreto concernente la gestione delle bollette (articolo 17-bis del Dl 34/2023) ha ripreso l’opzione della rottamazione e definizione delle cartelle anche per le ingiunzioni e gli accertamenti esecutivi comunali, con l’intento di reintrodurre una parità di trattamento tra i contribuenti. 

In tal modo, si garantisce che ogni cittadino abbia la stessa chance di definire i debiti a proprio carico, indipendentemente dalla forma di riscossione coattiva utilizzata dall’ente creditore. 

Conformemente alla norma vigente, il regolamento deve essere adottato entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore del Dl 34/2023, ovvero entro il 29 luglio prossimo. 

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Tuttavia, il suddetto giorno cade di sabato e pertanto non può essere posticipato al successivo giorno lavorativo, come avviene in caso di festività. Si rende pertanto necessario che il Comune anticipi l’adozione del regolamento entro tale data. La delibera, una volta approvata, acquisisce efficacia mediante la pubblicazione sul sito web dell’ente locale. 

Tuttavia, al fine di garantire conformità alle norme di rilevazione statistica, la delibera dovrà essere inviata al MEF entro il 31 luglio. 

Si evidenzia, che tale termine appare piuttosto stretto, in quanto difficile pensare che una delibera possa essere prontamente trascritta e inviata al giorno lavorativo successivo alla sua adozione, comprensiva degli interventi dei consiglieri. 

La tempistica della delibera destinata ai concessionari privati della riscossione crea una situazione ancor più critica, poiché la scadenza è fissata per il 30 giugno, ben un mese prima del termine per l’approvazione ufficiale. 

In questi casi, risulta essenziale intervenire con una modifica normativa per evitare possibili ambiguità, dal momento che il termine in oggetto non implica alcun ostacolo all’approvazione entro il 29 luglio. 

Una soluzione urgente ed efficace diventa quindi un imperativo imprescindibile per garantire una gestione della situazione in modo equilibrato e professionale. 

Per le ingiunzioni emesse dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2015 con un importo residuo fino a mille euro, il Comune ha la possibilità di deliberare uno stralcio parziale, mantenendo soltanto le somme dovute a titolo di capitale, spese di notifica e spese esecutive, oppure di annullarle completamente. 

Le ingiunzioni possono riguardare tributi ed entrate patrimoniali, quali le rette scolastiche, o violazioni al Codice della strada, in quest’ultimo caso rimane dovuta soltanto la sanzione, con le spese di notifica e delle procedure esecutive e l’abbuono degli interessi, incluso il maggiorazione semestrale. In ogni circostanza, è possibile lo stralcio totale. 

Il Comune ha la possibilità di adottare una deliberazione per la definizione agevolata dei debiti derivanti da ingiunzioni e accertamenti esecutivi dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022, in aggiunta allo stralcio. 

La definizione, su richiesta del debitore, comporta l’abbuono delle sanzioni, degli interessi e degli oneri di riscossione, mantenendo invece la richiesta del capitale, delle spese di notifica e delle spese relative alla procedura esecutiva. Si fa presente che per le sanzioni relative al Codice della Strada, rimangono dovute solamente la sanzione, le spese di notifica e quelle relative alla procedura esecutiva. 

Il Comune ha la facoltà di optare per la rottamazione totale o parziale, la definizione agevolata o entrambe, senza alcuna necessità di formalizzare la scelta di non adottare alcuna delle due. 

Inoltre, per quanto riguarda la regolamentazione, il Comune non può restringere l’ambito di applicazione della rottamazione o della definizione in base a annualità o entrate specifiche. 

Il legislatore ha chiaramente indicato solo alcuni ambiti rimessi alla scelta regolamentare, come il numero e la scadenza delle rate, le modalità di presentazione dell’istanza di definizione e i termini per farlo. 

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A cura dell’Avv.to Cerella, partner di francescocarrino.com

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