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Chi spinge e chi frena sul Mes per la Difesa

GIANCARLO GIORGETTI POLITICO
CLAUDIO BORGHI POLITICO
478 Visualizzazioni |

Di startmag.it

Alla riunione dei ministri delle Finanze dell’Eurozona lunedì prossimo “non ci sarà una discussione su alcun tipo di emendamento ai compiti del Mes”.

È quanto ha dichiarato un alto funzionario europeo, interpellato sulle ipotesi di stampa su un possibile utilizzo del Mes in prestiti per l’acquisto di armi per l’Ucraina. “Abbiamo negoziato un cambiamento del trattato del Mes, il processo è ancora in corso e non stiamo per aprire una nuova discussione su quel tema”.

La domanda è sorta spontanea dal momento che da inizio settimana si vocifera che a Bruxelles si stia discutendo di un Mes per la Difesa e in Italia sarebbe favorevole proprio il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti.

“Figure potenti dell’Ue stanno spingendo affinché il Meccanismo Europeo di Stabilità (Mes), del valore di 422 miliardi di euro, vada oltre il suo ruolo originario di salvataggio delle economie. Potrebbe invece assumersi il compito di distribuire prestiti a basso costo per acquistare armi”, ha rivelato a inizio settimana Politico citando “cinque persone a conoscenza delle discussioni”. E pare che tra le «figure potenti» più attive nel disegnare il possibile cambio d’abito del Mes ci sia proprio il ministro dell’Economia italiano Giancarlo Giorgetti” riportava il 6 maggio la testata Open fondata da Enrico Mentana e diretta da Franco Bechis.

Startmag ha contattato il Mef per un riscontro, ma a di distanza di quasi 4 giorni non ha ricevuto riscontro.

Quel che è certo è che le decisioni sull’uso dei fondi del Mes, come avvenuto con il supporto per la crisi pandemica, vanno prese all’unanimità dal board dei governatori del Meccanismo, composto dai ministri delle Finanze dell’Eurozona, gli stessi che partecipano all’Eurogruppo.

Che cosa si sa delle discussioni in corso in vista della prossima riunione dell’Eurogruppo che si terrà lunedì 13 maggio?

LA SPINTA FAVOREVOLE DI PARIGI E STATI BALTICI AL MES PER LA DIFESA…

A sostenere l’idea di utilizzare il Meccanismo Europeo di Stabilità per finanziare le spese che l’Ue dovrà affrontare per la difesa comune ci sarebbero in prima linea la Francia e i Paesi baltici, secondo una delle fonti di Politico.

Durante il discorso sull’Europa pronunciato da Emmanuel Macron alla Sorbona lo scorso aprile, il presidente francese ha lasciato intendere che il Mes potrebbe finanziare la spesa in una serie di settori, senza specificare la difesa.

… E QUELLA CONTRARIA DI BERLINO E AMSTERDAM

Se la proposta dovesse davvero prendere quota, è destinata a scontrarsi con l’opposizione dei Paesi nordici. Lo hanno spiegato all’Adnkronos fonti diplomatiche europee, dopo le indiscrezioni riportate da Politico.eu. Un’idea simile è “destinata al fallimento”, per una serie di ragioni: la prima è che richiederebbe un cambiamento del trattato del Mes, una cosa che “non si fa con facilità”, come si è visto con la riforma del Mes negoziata per anni nell’Eurogruppo, in particolare sotto il primo governo Conte, poi finalizzata dal Conte due con la firma dell’allora ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e mai ratificata dall’Italia, si legge sull’Adnkronos.

Pertanto, prosegue la fonte, “non credo che la Germania o l’Olanda la appoggerebbero”, perlomeno non “a breve”. Tuttavia, considerato il contesto geopolitico in rapido deterioramento e in vista delle elezioni presidenziali Usa in novembre, è vero che il problema di come finanziare maggiormente la difesa dell’Europa è certamente tra quelli in cima all’agenda per “tutti” i Paesi membri.

COME FUNZIONA IL MECCANISMO EUROPEO DI STABILITÀ

Inoltre, sempre l’Adnkronos ricorda che riformare il trattato del Mes serve l’unanimità dei venti Stati membri della zona euro nel Consiglio e poi la ratifica da parte di tutti i Parlamenti interessati, secondo le singole procedure nazionali. La lunghezza e complicazione dell’iter giuridico necessario non è l’unica ragione che rende questa strada quantomeno impervia: usare il Mes, si fa notare, significherebbe che i venti Paesi dell’area euro “pagherebbero per l’intera Ue”, dato che il Meccanismo è finanziato esclusivamente dai Paesi dell’Eurozona. Un’eventualità che appare piuttosto “improbabile”, osserva la fonte.

UN MES PER LA DIFESA APPOGGIATO DA GIORGETTI

Al momento dal Mes non si raccolgono reazioni, segnala l’Ansa.

“Lo scenario è effettivamente sul tavolo, anche se le discussioni in merito sono a uno stadio ancora acerbo, confermano fonti informate a Open” riportava il 6 maggio la testata online diretta da Bechis.

Anche il direttore generale del Mes, Pierre Gramegna ha lanciato questa idea, suggerendo a febbraio che il fondo dovrebbe aiutare i paesi che stanno sopportando il peso dell’aggressione russa, sottolinea Politico. “Se i paesi hanno difficoltà finanziarie o sono sul punto di perdere l’accesso ai mercati finanziari a causa della guerra in Ucraina, dobbiamo vedere… come possiamo farlo”, ha dichiarato il numero uno del Mes in una conferenza.

Tuttavia, sempre il direttore generale Pierre Gramegna si è soffermato sull’ipotesi di riforma ricordando il dialogo “con l’Italia per trovare una soluzione”, ha detto da ultimo in un’intervista a Cnbc. “Ma tutte queste cose sono fluide e vengono discusse”. Che questa soluzione sia quindi dare una nuova veste al Meccanismo europeo di stabilità per sostenere le spese in difesa?

“Tutto si può migliorare, anche il Mes”, aveva convenuto a fine dicembre il ministro dell’Economia italiano all’indomani della bocciatura italiana alla modifica del Meccanismo europeo di stabilità, assicurando che il “no”, non era uno strappo con l’Europa. Tanto che sempre “il ministro dell’economia e delle finanze – aveva dichiarato Giorgetti, riferendosi al proprio ruolo di governo, all’indomani del voto che ha diviso la maggioranza – aveva interesse che il Mes fosse approvato per motivazioni di tipo economico e finanziario”.

“Il vicesegretario leghista non è però uomo da perdersi nei rimorsi, e deve essersi messo al lavoro coi suoi esperti del Mef per tirare fuori il coniglio dal cappello” ha aggiunto Open.

LA POSIZIONE DELLA LEGA

Eppure il partito del ministro Giorgetti è uno dei più ferventi oppositori del Mes.

“Sul Mes la Lega non ha mai cambiato idea in vent’anni, è uno strumento inutile se non dannoso che porterebbe un lavoratore italiano a dover mettere dei soldi per salvare una banca tedesca. Non penso sia utile e siccome il Parlamento è sovrano, il Parlamento vota in base all’interesse nazionale italiano: i tedeschi fanno gli interessi tedeschi, noi quelli degli italiani. La posizione della Lega è sempre stata e continuna a essere chiara”. È quanto dichiarava il vicepremier Matteo Salvini, in seguito alla mancata ratifica del Mes da parte del Parlamento italiano lo scorso dicembre.

Ad aver votato contro la ratifica del Mes sono stati proprio la Lega e il partito della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia. D’altronde sia Meloni sia Salvini non hanno mai fatto mistero della loro contrarietà allo strumento europeo.

IL TWEET DEL SENATORE LEGHISTA CLAUDIO BORGHI

Ma se queste restano dichiarazioni di cinque mesi fa, oggi un altro esponente di spicco della Lega – peraltro vicinissimo al segretario Salvini – si è espresso sulla questione del Mes per la Difesa.

“Ma chi diamine è il malato che può aver messo in giro l’idea di usare il Mes per comperare (a prestito) le armi? Sono sicuro che qualcuno ci ha pensato davvero… dear Politico forget it. Se le idee sono queste vendere subito la nostra quota, incassare 15 miliardi e addio!” ha detto così la sua il senatore leghista Claudio Borghi tramite un post su X circa l’ipotesi di stampa su un possibile utilizzo del Mes in prestiti per l’acquisto di armi per l’Ucraina.

All’indomani del voto contrario della Camera alla ratifica del trattato Mes, sempre il senatore Borghi aveva commentato ai microfoni di La7: “Noi combattiamo contro questo Trattato da quando è stato pensato. La Lega è l’unico partito che ha sempre votato contro anche nella sua prima versione, che ci è costata 50 miliardi perché forse qualcuno si dimentica cosa è costato il primo Mes: il prestito alla Grecia che non rivedremo mai. A fronte di quello, dopo tante battaglie, si è arrivati finalmente a un punto politico e, democraticamente, il Parlamento italiano ha rifiutato un trattato, come è ovvio che facesse, perché le forze che ora sono in maggioranza sono state sempre contrarie al trattato medesimo”.

E oggi si torna a discutere di Mes, anche se il funzionario europeo interpellato dalle agenzie stampa ha precisato che quella di usare il Meccanismo di stabilità per la Difesa “non è una discussione che si sta facendo all’Eurogruppo o tra gli organi che governano il Mes”.

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