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Perchè libertà di parola e libertà economica vanno di pari passo

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Parlare liberamente è importante tanto quanto poter usare liberamente i propri soldi e le attuali piattaforme centralizzate non ci permettono veramente di parlare liberamente, ecco perchè abbiamo bisogno di alternative.

Come per la maggior parte delle cose, è difficile parlare della soluzione se prima non comprendiamo completamente il problema.

Quindi, cominciamo dall’origine, IL PROBLEMA.

La scorsa settimana, Elon Musk e Andrew Ross Sorkin hanno condotto un’intervista di un’ora piena di momenti imbarazzanti e strani.

Per le persone che non hanno familiarità con la battaglia per la libertà di parola che è attualmente in corso consigliamo di prendersi un momento per guardare questa clip in modo da iniziare a comprendere di cosa sto parlando.

https://primal.net/e/note1zllssevk93a894tjx9v2e0kfj3m4f28vnr26qjvr3sg5rllnxkaq57h4nw

Di cosa diavolo si tratta?

Si tratta di controllo, di soggetti che tessono intricate reti di fili per cercare di mantenere l’ordine e, in definitiva, il controllo della la tua libertà di parola.

IL PROBLEMA

L’attuale panorama dei social media non è solo un campo di battaglia per l’opinione pubblica ma anche una complessa rete di influenza e controllo, dove gli intricati legami tra agenzie governative, le grandi istituzioni finanziarie e gli interessi pubblicitari convergono per modellare e manipolare il discorso pubblico.

Il termine ormai noto “deep state” si riferisce spesso all’idea di un insieme di persone, tipicamente membri influenti di agenzie governative, vengono coinvolti nella manipolazione o nel desiderio di controllo della politica governativa e nella formazione dell’opinione pubblica, con lo scopo di mantenere il potere e il controllo del sistema.

Nel contesto dei social media, questo concetto si estende al coinvolgimento di tali agenzie nel plasmare la narrazione e il controllo del discorso.

Dopo che Elon Musk ha reso Twitter privato, il magnate ha potuto scandagliare tutta la corrispondenza e il controllo esercitato tra le agenzie governative e i dirigenti della sua azienda e questo gli ha permesso di comprendere come i dipendenti collaborassero con gli enti governativi per manipolare l’informazione.

Clicca qui per visualizzare i file Twitter in tutti i dettagli cruenti.

A questo punto la domanda che sorge spontanea è: come hanno fatto queste persone a entrare in un’organizzazione privata come Twitter? Come è stato possibile riuscire ad entrare nella moderna proprietà azionaria “decentralizzata” di una grande società quotata?

In aziende di questo genere la proprietà dei fondatori della società è minuscola e il controllo effettivo della società cade nelle mani di un paio di grandi proprietari di fondi ETF, noti anche come Too Big to Fail Banks (TBTFB).

Se i TBTFB controllano il consiglio, allora possono dettare dove, come e chi svolge il compito strategico di censura, all’interno della piattaforma.

Queste relazioni creano uno scenario in cui il concetto di “ambiente sicuro” – apparentemente inteso a proteggere gli utenti da contenuti dannosi (dio abbia in gloria questi fantastici protettori del nostro fondoschiena… si fa per fare ironia…) – viene utilizzato come arma per sopprimere determinati argomenti o punti di vista.

Gli inserzionisti, con il pretesto di mantenere la sicurezza del marchio, esercitano pressioni sulle piattaforme di social affinché moderino i contenuti in modo da allinearsi a questi programmi più ampi e spesso opachi.

Ciò che i promotori di tale controllo stanno difendendo è un’arma distruttiva che oggi serve solo ai loro interessi, ma che sarà inequivocabilmente rivolta contro di loro una volta che i loro interessi politici non saranno più sotto controllo o allineati.

” La nostra libertà dipende dalla libertà di stampa, e questa non può essere limitata senza che possa andare perduta.” -Thomas Jefferson

LA SOLUZIONE: UN PROTOCOLLO VOCALE DECENTRALIZZATO

Nostr, acronimo di “Notes and Other Stuff Transmitted by Relays“, è un protocollo di social network decentralizzato che offre un nuovo approccio alla comunicazione online che è in contrasto con le tradizionali piattaforme di social media.

La sua natura decentralizzata mira ad affrontare questioni come la censura e il controllo rimuovendo l’autorità centralizzata che spesso detta le politiche di moderazione dei contenuti su altre piattaforme.

Se sei interessato alla parte tecnica di questo tema puoi leggere questo articolo.

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Subito dopo il rilascio di questo nuovo protocollo, Jack Dorsey (ex numero uno di Twitter) si è interessato al progetto. Dorsey, pronto a sostenere il progetto, ha donato 14 Bitcoin (245.000 USD) allo sviluppatore del protocollo, Fiatjaf. 

In effetti, la sua donazione è arrivata dopo che è stato pubblicato un post sul blog dove veniva fatta notare la necessità di un protocollo Internet nativo per i social media.

C’è sicuramente qualcosa di strano e allo stesso tempo molto affascinante se pensiamo a questa vicenda, perché la domanda che molti si saranno posti leggendo questa vicenda è: cosa può aver spinto Dorsey, u multimiliardario che stava per vendere Twitter a dedicare il suo tempo e le sue energie ad un progetto così nuovo e forse innovativo?

Poco dopo sono iniziate a spuntare numerose interfacce client che incorporavano il protocollo Nostr e a quel punto Dorsey ha pubblicato un altro post molto interessante dove affermava: “Gli Zaps rappresentano l’unica innovazione fondamentalmente nuova nei social media. Tutto il resto è una distrazione”.

Schermata del 08-12-2023 alle 12:57:26

Ma è proprio a questo punto della vicenda che la storia si fa interessante…

Ritorniamo per un attimo dall’inizio riprendendo i punti inizialmente riportati. Le tradizionali società di social media – le nostre vere reti di comunicazione – sono tenute in ostaggio delle entrate pubblicitarie, che a loro volta sono tenute in ostaggio delle banche TBTF, che a loro volta sono prigioniere delle agenzie governative.

Ma… cosa accadrebbe se questo cane che si morde la coda dovesse smettere di farlo? In altre parole che cosa accadrebbe se questo modello dovesse essere stravolto? Come cambierebbe il modo di fruire le informazioni se venisse interrotto il modo in cui i creatori di contenuti e tutte le persone che pubblicano miliardi di post venissero ricompensate direttamente da altri utenti?

Prima di rispondere alla domanda precedente però dobbiamo chiederci come potrebbe essere possibile tutto ciò?

Ah si giusto tramite una funzione di pagamento nativa (chiamata Zaps, quella che Dorsey ritiene la vera innovazione), dove, se mi piace il post di qualcuno, posso inviargli 100 satoshi bitcoin (4,5 centesimi) per premiare questo contenuto.

Quest’azione può essere facilmente compiuta premendo un semplice pulsante integrato nel post della persona. A questo link puoi vedere un esempio di come funziona il sistema degli Zaps.

Considera che rivoluzione sociale sarebbe quella appena citata: un utente, colpito da un post, un articolo o un commento, può esprimere il proprio apprezzamento non solo attraverso un “mi piace” o una “condivisione”, ma dando un sostegno finanziario tangibile al creatore di quel contenuto o idea.

Con questa semplice azione, l’ammiratore potrebbe trasferire alcuni satoshi direttamente nel portafoglio digitale del creatore del contenuto.

Il processo non richiede lo scambio di informazioni bancarie sensibili poiché il sistema utilizza la potenza della rete decentralizzata di Bitcoin, che garantisce che le transazioni siano peer-to-peer e quindi senza che vi debbano essere degli intermediari.

L’innovazione non si ferma alla monetizzazione dei contenuti, infatti, questa settimana, una società chiamata Primal , ha introdotto un client iOS Nostr che fornisce un’interfaccia a questo protocollo di libera espressione. Tale innovazione ha anche un portafoglio Bitcoin lightning nativo, al suo interno.

Questo trasforma l’interfaccia dei social media in un sistema di pagamento decentralizzato dove si superano i confini dei sistemi finanziari tradizionali, nei quali le transazioni richiedono solitamente una verifica da parte di terze parti che spesso richiedono  commissioni e che comportano lunghi tempi di elaborazione.

Ciò che Primal, e qualsiasi altro client, potrebbe realizzare con un portafoglio bitcoin nativo, è il trasferimento di fondi in modo istantaneo e globale. L’insieme di queste condizioni è ciò che rende questo strumento un potente strumento per la libertà di espressione e di commercio, il tutto senza il permesso di nessuno.

Ancora più importante è che questa integrazione sfida lo status quo della monetizzazione delle piattaforme social, dove i creatori di contenuti spesso ricevono solo una frazione delle entrate generate dai loro contenuti (se non addirittura nulla).

Grazie a questo modello invece il valore viene incanalato direttamente verso i creatori, riconoscendoli e premiandoli per il valore del loro lavoro.

L’incentivo distopico dell’Ai, che consiste nel mantenere lo scrolling attivo, svanisce, poiché ci sarà un ritorno alla qualità dei contenuti… in sostanza come sempre la qualità la farà da padrona!

In aggiunta questo sistema è totalmente nelle nostre mani perchè se non vi piace il vostro client provider, non c’è problema, ci basterà portate la nostra chiave privata da un’altra parte e tutti i post precedenti e i contenuti creati verranno con insieme a noi.

Se consideriamo le implicazioni più ampie di questa tecnologia è normale pensare che questo nuovo approccio possa inaugurare una nuova era di integrazione digitale.

Questo sistema basato sulla libertà di espressione incarna i principi della decentralizzazione, sia nel campo della comunicazione che in quello del commercio.

“Che cos’è la libertà di espressione? Senza la libertà di offendere, essa cessa di esistere.”

–Salman Rushdie

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