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Perché il Marocco rifiuta gli aiuti da alcuni Paesi?

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Spagna, Qatar, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti sì. Tutti gli altri – Francia in primis – no, almeno per ora. Sono le risposte che ha dato il Marocco alle offerte di aiuti dei vari Stati in seguito al terremoto. Ecco le ragioni ufficiali e ufficiose di Rabat.

di Giulia Alfieri da startmag (sottolineato da noi)

Mentre il Marocco cerca ancora vite tra le macerie di uno dei più disastrosi terremoti della sua storia, i Paesi si mobilitano per inviare aiuti ma non tutti sono ben accetti nel Regno. Ecco da chi ha accettato e da chi rifiuta gli aiuti il Marocco e quali sono le ragioni.

LA SITUAZIONE IN MAROCCO

Il terremoto di magnitudo 6,8 avvenuto nella notte tra venerdì e sabato scorso a circa 70 chilometri da Marrakech ha provocato al momento oltre 2.000 morti e altrettanti feriti, di cui la maggior parte in gravissime condizioni e il timore è che i numeri attuali siano destinati a crescere. Si tratta del peggior bilancio dovuto a un sisma negli ultimi sessant’anni, dopo quello di Agadir del 1960 che causò oltre 12mila morti.

DA CHI HA ACCETTATO AIUTI IL MAROCCO

Il seguito alla notizia moltissimi Paesi, tra cui l’Italia, si sono subito messi a disposizione per inviare aiuti alla popolazione marocchina. Tuttavia, fino a ieri sera re Mohammed VI aveva accettato solo quelli provenienti da Spagna (a cui Rabat ha ufficialmente inoltrato la richiesta), Qatar, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti. A riferirlo è France24 che cita un tweet della TV di Stato, in cui si aggiunge che “il Marocco ha valutato le necessità di aiuto e ha considerato l’importanza di coordinare gli sforzi di soccorso prima di accettare l’aiuto dei quattro Paesi”.

Circa un’ora dopo, sempre la TV di Stato, ha fatto sapere che “il Marocco potrebbe accettare offerte di soccorso da altri Paesi, se necessario”.

Stando a Les Echos, sono state autorizzate a recarsi nel Regno anche le squadre di Giordania e Tunisia.

CHE SUCCEDE CON LA FRANCIA?

Oltre a questi quattro Paesi anche molti altri hanno presentato offerte di aiuto e supporto. Primo tra tutti la Francia, sulla quale aleggiano i maggiori dubbi sul perché Rabat non abbia accettato e si ipotizza che sia questione di orgoglio nei confronti dell’ex colonizzatore ma anche per tensioni più recenti.

Emmanuel Macron, dal G20 in India, dove gran parte dei leader mondiali si trovava al momento del terremoto, ha subito dichiarato che il suo Paese ha mobilitato “tutte le squadre tecniche e di sicurezza per poter intervenire, quando le autorità marocchine lo riterranno utile”.

“Tutti i contatti bilaterali sono stati stabiliti a livello tecnico – ha affermato il presidente francese -. Le autorità marocchine sanno esattamente cosa possiamo fornire, la natura e i tempi. Ora tocca a loro, perché sono le autorità locali a sapere chi è utile e chi può coordinare”.

Arnaud Fraisse, fondatore dell’organizzazione umanitaria francese Secouristes sans Frontières, ha detto ieri a France Inter di essere in attesa del via libera ma che il governo marocchino stava “bloccando tutte le squadre di soccorso, tranne una, quella del Qatar”. “Sappiamo che c’è una grande urgenza di salvare le persone e di scavare sotto i resti degli edifici – ha commentato -. Ci sono persone che stanno morendo sotto le macerie e non possiamo fare nulla per salvarle”. Fraisse ha poi aggiunto di non saper spiegare il comportamento di Rabat: “Aspetteremo fino a domani e se non avremo il via libera domani mattina, non partiremo, questo è chiaro”.

Ieri intanto, dal Quai d’Orsay, il ministero degli Esteri francese, la portavoce Anne-Claire Legendre ha assicurato che “ci sono stati scambi” tra i due Paesi e che la Francia è “in costante contatto con le autorità”.

LA QUESTIONE SAHARA OCCIDENTALE…

Mentre polemiche, congetture e dubbi sul perché il Marocco non stia accettando tutti gli aiuti possibili, il ministero dell’Interno, riferisce Al Jazeera, ha fatto sapere di aver valutato e accettato “in questa fase” solo quattro offerte perché “la mancanza di coordinamento potrebbe essere controproducente”.

Ma riguardo alla Francia, Les Echos afferma che nonostante gli stretti legami tra Parigi e Rabat (il Marocco è il secondo Paese di nascita più comune per gli immigrati in Francia dopo l’Algeria), a complicare l’offerta di assistenza di Macron sono le relazioni conflittuali sul Sahara occidentale.

“Le relazioni tra le due capitali – si legge su Les Echos – si sono costantemente deteriorate negli ultimi due anni, culminando in una vera e propria crisi diplomatica. Da gennaio il Regno di Cherifa non ha più un ambasciatore a Parigi. In ballo: la spinosa questione del Sahara occidentale, ex colonia spagnola il cui status è ancora oggetto di mediazione da parte delle Nazioni Unite”.

“Rabat rivendica la piena sovranità sull’area. Si tratta di una priorità assoluta per la diplomazia marocchina da quando gli Stati Uniti hanno riconosciuto questa sovranità il 10 dicembre 2020, in cambio della normalizzazione delle relazioni tra Marocco e Israele. Si tratta – prosegue l’articolo – di un difficile gioco di equilibri per Parigi, che sta anche cercando di placare l’Algeria, un convinto sostenitore del movimento indipendentista saharawi con cui la Francia sta cercando di riscaldare le relazioni. Una spina nel fianco che non favorisce il rapido dispiegamento degli aiuti francesi al Marocco”.

… E L’ORGOGLIO DI UN PAESE EMERGENTE

Sylvie Brunel, professoressa di geografia che ha lavorato per l’ONG Action Against Hunger, ha aggiunto che “come Paese emergente, che si vede come interlocutore dell’Europa e che aspira a uno status di potenza regionale in Africa, Rabat vuole dimostrare di essere sovrana, capace di pilotare la propria ricerca e il proprio salvataggio, e non comportarsi come se fosse un povero Paese ferito che tutto il mondo vuole caritatevolmente salvare”.

CHI ALTRO SI È OFFERTO

Tra gli altri Paesi che hanno offerto il loro supporto ci sono anche Stati Uniti, Israele, Algeria, Tunisia, Turchia, Kuwait, Oman e Taiwan.

Per la Croce Rossa internazionale il fabbisogno di aiuti di cui ha bisogno il Marocco “è immenso”, oltre a quello immediato della prime ore, ci sarà necessità per “mesi o addirittura anni”.

di Giulia Alfieri da startmag (sottolineato da noi)

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