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L’implosione del sistema finanziario

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Questo saggio di Alasdair Macleod esamina gli aspetti collaterali delle transazioni finanziarie e altri problemi significativi che stanno già emergendo nel mondo finanziario in generale.

In un momento in cui c’è un vero e proprio tsunami di credito in denaro fiat che sovrasta i mercati, è ovvio che il continuo calo dei prezzi delle obbligazioni porterà mercati ribassisti in tutti i valori degli asset finanziari, spingendo i relativi investitori a liquidarli. Tale liquidazione, a sua volta, andrà a correggere l’accumulo di dollari di proprietà straniera e di asset denominati in dollari, consuetudine che è andata avanti sin dalla Seconda Guerra Mondiale sia all’interno che all’esterno del sistema finanziario statunitense.

Inoltre il crollo dei valori delle garanzie, che sono sempre più necessarie per sostenere gli oltre $400.000 miliardi in swap sui tassi d’interesse, rappresenta un nuovo elemento motore della crisi; ciò a sua volta costringerà gli investitori a liquidare le obbligazioni, facendone scendere i prezzi e aumentandone i rendimenti: siamo in un circolo vizioso.

Quali azioni possono intraprendere le autorità per garantire che il rischio di controparte, derivante da fallimenti diffusi, non si ripercuota sulle borse con una capitalizzazione inadeguata?

Sembra che a tal proposito abbiano già agito tempo addietro dando ai depositari centrali di titoli (The Depository Trust and Clearing Corporation, Euroclear e Clearstream) il diritto di mettere in comune i titoli sui loro libri e di prestarli come garanzia. I vostri investimenti, che ritenete di possedere, possono essere assorbiti nel sistema finanziario in fallimento a vostra insaputa.

Ciò è particolarmente rilevante data la nomina di JPMorgan Chase a custode del più grande ETF sull’oro, lo SPDR Trust (ticker GLD). In un caso da manuale nei tribunali di New York ai tempi del fallimento della Lehman, a JPM venne garantita protezione legale nel caso avesse sequestrato i beni del suo cliente.

Questa importante erosione dei diritti di proprietà è poco compresa, ma man mano che le distorsioni finanziarie vengono al pettine, portando a conseguenze indesiderate come fallimenti bancari e, in definitiva, il collasso del sistema monetario fiat, l’implicazione è che i detentori di ETF sull’oro fisico si ritroveranno a possedere un guscio vuoto in un momento in cui avrebbero potuto aspettarsi una certa protezione dal crollo del valore del credito fiat.

Introduzione

Nei mercati complessi di oggi è difficile per i non addetti ai lavori comprenderne il funzionamento. Si è sempre trattato di espandere e limitare il credito bancario, che non deve mai essere confuso con il denaro reale, e che fin dagli albori della storia è stato il metallo fisico, in particolare l’oro; quest’ultimo è il mezzo di scambio di ultima istanza, temuto dai privati e, negli ultimi secoli, dalle banche centrali. E la comprensione dei non addetti ai lavori è ulteriormente minata dalla propaganda statale che ha dominato i mercati soprattutto dopo la sospensione dello standard aureo in America nel 1933. Gli eventi successivi hanno intensificato la disinformazione monetaria, portando a un sistema monetario fiat mondiale basato sul dollaro.

Per dare a tutti noi l’illusione della stabilità dei prezzi, l’accordo di Breton Woods fu progettato per promuovere il biglietto verde come sostituto dell’oro per tutte le altre valute. Questo aspetto dell’illusione finì nel 1971. Da allora, per mantenere la credibilità del dollaro, il governo americano ha fatto sempre più ricorso alla manipolazione del mercato. In primo luogo, all’inizio degli anni settanta tentò di vendere l’oro sul mercato, che fu prontamente acquistato e non ne riuscì a fermare il continuo aumento di prezzo. Il tentativo successivo fu quello di creare una domanda artificiale di dollari per sostenerne il potere d’acquisto, misurato rispetto alle materie prime e ad altre valute. Ciò portò all’espansione dei mercati dei derivati, che deviarono la domanda speculativa dalle materie prime sopprimendone così i prezzi al di sotto dei livelli a cui sarebbero altrimenti stati. L’espansione del mercato dei lingotti a Londra che creò l’oro sintetico e l’adozione del dollaro non solo per regolare il commercio transfrontaliero e i prezzi delle materie prime, ma per sostituire l’oro nelle riserve delle banche centrali, facevano tutti parte di suddetto inganno.

Nel corso dei cinquantadue anni trascorsi dalla sospensione di Bretton Woods, si sono accumulati enormi squilibri. Nel saggio di qualche settimana fa ho mostrato una tabella dei saldi in dollari delle banche e delle banche ombra, onshore e offshore.

L’elemento offshore è considerevolmente maggiore di quello registrato nei numeri TIC del Tesoro americano, il che di per sé ci dice che l’interesse straniero negli investimenti onshore in dollari e nei saldi bancari supera di per sé il PIL statunitense di un discreto margine. L’elemento offshore si basa sull’analisi della Banca dei Regolamenti Internazionali dei depositi e delle obbligazioni in dollari al di fuori del sistema finanziario statunitense che possiamo equiparare al mercato dell’eurodollaro. Si tratta principalmente di contratti a termine e swap su valuta in cui una parte è in dollari.

Ora che la bolla finanziaria gonfiata da tassi d’interesse pari a zero e negativi è scoppiata, questi saldi creditizi sono destinati a diminuire. Possiamo capirlo dai titoli onshore a lungo termine, compresi obbligazioni e azioni, ai quali dobbiamo aggiungere i $10.700 miliardi stimati di obbligazioni a lungo termine in eurodollari. Si tratta di quasi $37.000 miliardi in investimenti a lungo termine di proprietà straniera che gravano sui mercati finanziari statunitensi mentre i rendimenti obbligazionari continuano a salire. Includendo gli eurodollari offshore, si tratta di uno tsunami di debito in dollari che minaccia di abbattersi sulle coste americane.

Il ruolo delle garanzie nella crisi degli LDI

Ciò che generalmente non viene compreso dai profani è che sono gli investimenti gonfiati artificialmente a sostenere molte posizioni in derivati over-the-counter agendo come garanzia. Un problema sorge quando il valore della garanzia diminuisce, innescando richieste di margine. Ciò ha attirato l’attenzione del pubblico nel Regno Unito quando l’aumento dei rendimenti dei Gilt ha minacciato di fallimento gli schemi d’investimento guidati dalle passività (LDI), un esempio che possiamo utilizzare per migliorare la nostra comprensione circa il ruolo delle garanzie nei contratti derivati e i pericoli presentati da un collasso dell’intero sistema delle garanzie.

Gli investimenti guidati dalle passività (LDI) venivano utilizzati dai fondi pensione britannici per aumentare i propri rendimenti. I sistemi a benefici definiti, di fronte ai costosi oneri di profitto finali nei confronti dei loro beneficiari, non sono stati in grado di farvi fronte con i loro investimenti regolari quando le banche centrali hanno abbassato i tassi d’interesse fino a zero e attraverso il QE hanno soppresso i rendimenti obbligazionari a livelli minimi. L’unica soluzione era aumentare i loro rendimenti attraverso la leva finanziaria.

In genere ciò veniva ottenuto attraverso schemi d’investimento LDI e consentiva a un fondo pensione di proteggersi dal calo dei tassi d’interesse, il che aumentava le sue passività future attraverso il calcolo del valore attuale netto. Uno schema LDI forniva leva finanziaria, in modo che il reddito su un Gilt venisse moltiplicato tre o quattro volte, consentendo a un fondo pensione di coprire le sue passività future.

Il fondo pensione che investiva in uno schema LDI stipulava uno swap a leva sui tassi d’interesse con il fornitore di tale strumento finanziario. Un tasso d’interesse in aumento conferisce un valore negativo allo swap e il flusso di reddito fisso diventa inferiore al rendimento offerto sul mercato. Ciò richiede che il fondo pensione ponga una garanzia al fornitore dello strumento LDI e la leva finanziaria moltiplica la garanzia richiesta. Ma i fondi pensione tendono a essere completamente investiti, non hanno liquidità a disposizione e sono esposti a un radicale aumento dei rendimenti obbligazionari.

La crisi è stata innescata quando i mercati sono stati spaventati dalla proposta di budget di Liz Truss nel settembre 2022. I rendimenti dei decennali inglesi sono aumentati rapidamente dal 3,88% al 4,5% e quelli dei trentennali dal 2,7% al 4,8%. In quest’ultimo caso il valore è sceso del 13% in pochi giorni.

Ciò ha costretto i fondi pensione a liquidare gli asset, compresi i loro Gilt, motivo per cui la Banca d’Inghilterra è dovuta intervenire per sostenere il mercato obbligazionario sovrano. E solo quando è apparso evidente che le autorità ne stavano stabilizzando i prezzi, il panico tra i gestori dei fondi pensione e i fornitori di strumenti LDI si è calmato.

L’uso degli LDI è mondiale

Oggi i rendimenti dei Gilt sono saliti a livelli ancora più alti, con il titolo a dieci anni che rende il 4,63% e quello a 30 anni il 5,07%, finora senza che si ripresentasse il panico LDI. Ovviamente quell’episodio ha messo in guardia i gestori dei fondi pensione sui pericoli e questi avranno di conseguenza preso contromisure contro il rischio LDI. Ma lo stesso non si può dire per l’uso delle garanzie sui mercati internazionali, per i quali i titoli del Tesoro americano a 10 anni rappresentano il parametro “privo di rischio”; in Europa è il decennale tedesco con cui vengono confrontati gli altri bond dell’area Euro. Il grafico seguente mostra come questi rendimenti siano aumentati di recente.

I contratti LDI sono essenzialmente swap su tassi d’interesse, che scambiano un tasso variabile (nel caso ricordato sopra i rendimenti volatili dei Gilt) con un tasso fisso, solitamente potenziato attraverso la leva finanziaria. Queste caratteristiche sono simili a quelle del mercato mondiale degli swap sui tassi d’interesse, il quale è enorme. Secondo la Banca dei regolamenti internazionali alla fine del 2022 ammontava a un valore nominale di $405.500 miliardi, di cui $145.500 miliardi in dollari e $109.300 miliardi in euro. Il cambiamento delle prospettive mondiali sull’inflazione e sui tassi d’interesse sta portando a una crescente domanda di garanzie da parte di coloro che hanno optato per il tasso fisso. Si sta trasformando in una grave crisi che probabilmente richiederà molto più del semplice intervento delle banche centrali, come quello messo in atto dalla Banca d’Inghilterra nel caso degli LDI.

Inoltre i valori delle garanzie a sostegno di questi derivati e di altri oneri a leva sono scesi drasticamente, aggiungendosi a quantità enormi e crescenti d’integrazioni in garanzie collaterali richieste. E questo avviene in un momento in cui il credito bancario si sta restringendo, il che è destinato a portare comunque a tassi di mercato più elevati per i rendimenti obbligazionari, anche senza che venga liquidata la domanda di garanzie collaterali da parte degli swap sui tassi d’interesse.

Ciò si sta rapidamente trasformando in un circolo vizioso, simile a quello messo in luce dalla crisi LDI nel Regno Unito, ma che coinvolge il dollaro, l’euro e tutte le altre principali valute. Inoltre le banche statunitensi si stanno dirigendo verso migliaia di miliardi in perdite mark to market sulle loro posizioni obbligazionarie, e poiché i costi di finanziamento continuano ad aumentare, si sta intensificando anche il danno ai loro conti P&L che finanziano le loro partecipazioni obbligazionarie.

E poi c’è la crisi degli immobili commerciali in America, alla quale sono particolarmente esposte le banche regionali. Questa è una situazione che è già fuori controllo, con una crescente domanda di garanzie che costringe alla liquidazione di obbligazioni, spingendo i costi di finanziamento e i rendimenti obbligazionari inesorabilmente più in alto.

Sta diventando rapidamente evidente ai creditori che i valori delle garanzie probabilmente continueranno a diminuire, soprattutto per periodi più lunghi, e che la leva finanziaria è la strada verso il disastro. E questo ci porta a considerare un punto: nella loro pianificazione a lungo termine, le autorità hanno previsto una possibile crisi delle garanzie di questo tipo e hanno adottato misure per affrontarla se diventasse realtà. Tale riflessione viene sviscerata nel nuovo libro di David Rogers Webb, The Great Taking.

La presa dei vostri possedimenti come garanzia

L’analisi di Webb si concentra inizialmente sulla de-materializzazione dei titoli dalla forma di certificato alla scrittura contabile sul Depository Trust and Clearing Corporation, istituzione analoga a Clearstream ed Euroclear in Europa. Si tratta di depositari centrali di titoli, strettamente collegati alle controparti centrali di compensazione. Senza che gli investitori sia a conoscenza delle implicazioni, la proprietà certificata dei titoli è stata sostituita con un “diritto sul titolo”.

 

Il Depository Trust and Clearing Corporation dispone inoltre di una struttura di compensazione delle transazioni di finanziamento tramite titoli. Dal suo sito web leggiamo che:

Il servizio di compensazione SFT introduce una compensazione centrale per le transazioni di finanziamento sui titoli azionari, inclusi prestiti e pronti contro termine, per:

• Supportare la compensazione centralizzata degli SFT azionari dei clienti istituzionali intermediate dai membri sponsor.

• Supportare la compensazione centralizzata degli SFT azionari tra i membri NSCC a servizio completo.

• Massimizzare l’efficienza del capitale e mitigare i rischi sistemici introducendo più adesioni e opportunità di transazioni autorizzate per i partecipanti al mercato.

Ciò conferma che i bacini di garanzie collaterali sono messi a disposizione degli istituti, senza che coloro che detengono diritti sui relativi titoli sappiano che esiste un altro credito nei loro confronti. Non hanno più un titolo di proprietà chiaro sui loro investimenti.

Da quando è stato introdotto l’Uniform Commercial Code negli Stati Uniti, e che ha adottato queste modifiche, altre giurisdizioni come l’Unione Europea e il Regno Unito hanno seguito l’esempio. Oltre all’erosione dei diritti di proprietà per i possessori di titoli, l’obiettivo è quello di garantire alle istituzioni e agli hedge fund l’accesso alla proprietà di tutti a fini collaterali. E quando si verificano delle perdite, come nel caso di un fallimento sistemico, invece di farsene carico il depositario centrale dei titoli, l’onere ricade su coloro che hanno i diritti legittimi su tali titoli: in altre parole, voi e io.

Indubbiamente gli autori dell’Uniform Commercial Code avevano in mente la protezione delle borse a bassa capitalizzazione nei mercati regolamentati. Ci si aspetta che le normative sulle transazioni siano garantite da borse regolamentate, ma in una crisi finanziaria che porta al fallimento di numerose controparti, i mercati regolamentati non possono estendere questa protezione. La soluzione è stata quella di allontanare da loro questo rischio e centralizzarlo presso depositari centrali di titoli, conferendo a quest’ultimi il potere di utilizzare i titoli sotto il loro controllo per garantire che le consegne possano continuare in tutte le circostanze. Ciò non solo consente il prestito di garanzie, ma trasferisce il rischio sistemico dagli scambi regolamentati ai bacini dei diritti sui titoli.

La corruzione non si fermi qui, poiché può applicarsi anche la clausola Safe Harbor contenuta nella legislazione statunitense sui fallimenti. Ciò è possibile grazie al rapporto tra depositari centrali di titoli, come il Depository Trust and Clearing Corporation, e controparti centrali di compensazione, come una banca d’importanza sistemica.

In un caso da manuale a New York tra i creditori della Lehman Brothers e JPMorgan Chase, che agiva come agente di compensazione della stessa Lehman, i creditori cercarono di recuperare $8,6 miliardi da quets’ultima. Tale era l’ammontare che nei giorni precedenti al fallimento della Lehman fu sequestrato da JPM come se si trattasse di una garanzia. Prima del sequestro si trattava di un obbligo nei confronti della Lehman sotto forma di depositi e titoli senza pegno. Nelle 92 pagine della sentenza, infatti, vi sono molti riferimenti allo status giuridico di tali obblighi.

Senza le disposizioni Safe Harbor previste dalla legge statunitense sui fallimenti, il sequestro di quei beni sarebbe stato illegale. Infatti questo è il caso secondo la legge britannica, quando JPMorgan venne multata per £33,32 milioni dalla Financial Services Authority nel giugno 2010 per non aver garantito che il denaro dei clienti, in altre parole i fondi depositati, non fosse adeguatamente separato dalle passività della banca.

Impariamo due cose da queste diverse sentenze. La prima è che, seguendo il precedente del tribunale americano di New York, JPMorgan ha il potere di ignorare la distinzione tra asset detenuti come garanzia e asset che la banca ha l’obbligo di liberare dal depositante. E in secondo luogo, questa banca statunitense, che risulta essere la più grande e il canale principale della FED nel settore bancario commerciale, non è riuscita a distinguere tra tale relazione nella legge statunitense e i suoi obblighi legali e normativi in altre giurisdizioni, come nel Regno Unito.

Il rapporto di JPMorgan con l’oro

Innanzitutto vale la pena di notare che gli organismi di regolamentazione tendono a concedere alle grandi banche il beneficio del dubbio, esaminando attentamente le loro attività di conformità solo quando queste non possono più essere ignorate. Di conseguenza è noto che le grandi banche agiscono come se le normative non esistessero. L’esempio di cui sopra, in cui era assolutamente chiaro che JPMorgan Chase violava le norme relative alla custodia del denaro dei clienti a Londra, potrebbe o meno essere stata un’eccezione. Abbiamo il diritto di presumere che alcuni degli avvocati e dei responsabili della conformità più intelligenti siano impiegati da JPMorgan Chase che avrebbe dovuto saperlo meglio.

Questa mancanza di rispetto per la legge è stata dimostrata in un caso importante nel mercato dell’oro, quando il capo del commercio di metalli preziosi presso JPMorgan Chase e membro del consiglio della London Bullion Market Association è stato dichiarato colpevole di tentata manipolazione dei prezzi, frode sulle materie prime, frode telematica e falsificazione dei prezzi dei futures su oro, argento, platino e palladio. E non si tratta di un caso isolato: andava avanti da otto anni con migliaia di operazioni commerciali illecite. E anche un altro collega a capo del Gold Desk di New York è stato giudicato colpevole: ciò accadde nel luglio 2019. Nel 2020 la banca stessa si dichiarò colpevole di trattazione illegale sui mercati dei futures sui metalli preziosi e fu pesantemente multata.

Inspiegabilmente, con questo track record, JPMorgan Chase Bank è stata di recente nominata depositaria congiunta di SPDR Gold Shares (GLD) insieme a HSBC. Questo ETF è di gran lunga il più grande e il suo sponsor è una filiale del World Gold Council. Perché il WGC abbia sancito la nomina di una banca i cui senior dealer in metalli preziosi sono stati giudicati colpevoli di aver manipolato i prezzi dell’oro e incarcerati è un mistero. Non è che avere un custode non rappresenti più rischi che averne due. Inoltre HSBC conserva tutti i lingotti GLD nei suoi caveau di Londra, in modo che siano soggetti sotto ogni aspetto alla legge inglese sulla proprietà e alla regolamentazione dei titoli.

Si dice che JPMorgan Chase stia considerando il trasferimento dei lingotti GLD nei suoi depositi a New York. Si ritiene che il loro caveau sia collegato sottoterra a quello della FED, con quest’ultima sul lato nord di Liberty Street e la Chase Bank dall’altra parte della strada. È in questo contesto che torniamo all’analisi di David Webb sulle controparti centrali, la proprietà dei titoli viene sostituita con un “diritto al titolo” e il libero utilizzo del sottostante come garanzia senza che gli aventi diritto ne siano a conoscenza o vengano dovutamente avvertiti. E secondo la sentenza del tribunale di New York che estende di fatto questa struttura a JPMorgan Chase come controparte centrale di compensazione, potremmo mettere insieme un quadro generale secondo cui JPM sarà in grado di utilizzare i lingotti GLD come garanzia, o forse di affittarli o scambiarli, o in alternativa, disporne in cambio di un credito di registrazione contabile.

I nostri sospetti aumentano se consideriamo le implicazioni della vicinanza del caveau di JPMorgan Chase a quello della FED dall’altra parte della strada e le prove circostanziali di un tunnel tra i due. Conservato nel caveau della FED c’è l’oro per la FED di New York, destinato alle banche centrali straniere. E quando ricordiamo le difficoltà incontrate dalla Germania nel convincere la FED di New York a restituire le 300 misere tonnellate, senza dubbio i nostri sospetti diventano delle quasi certezze.

Indubbiamente il fiduciario del GLD, la Bank of New York Mellon e il World Gold Council, hanno alcune domande serie a cui rispondere sul motivo per cui JPMorgan Chase è stata nominata custode. Eccone solo alcune:

• Il fiduciario del World Gold Council ha subito pressioni o raccomandazioni da parte di un’organizzazione governativa o autorità monetaria per nominare JPMorgan Chase custode dell’SPDR Trust?

• Il fiduciario e il WGC non erano a conoscenza del fatto che JPMorgan Chase ha una storia di manipolazione del mercato dell’oro e che la banca si era dichiarata colpevole? Secondo l’Office of Public Affairs del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti: “Nel settembre 2020, JPMorgan ha ammesso di aver commesso una frode telematica in relazione a: (1) commercio illegale nei mercati dei contratti futures sui metalli preziosi; (2) negoziazione illegale nei mercati dei contratti futures del Tesoro statunitense e nel mercato secondario delle obbligazioni del Tesoro statunitense. JPMorgan ha stipulato un accordo di prosecuzione differita di tre anni attraverso il quale ha pagato più di $920 milioni a titolo di sanzione pecuniaria penale, associazione a delinquere e risarcimento delle vittime, con risoluzioni parallele della Commodity Futures Trading Commission (CFTC) e della Securities Exchange Commission annunciate lo stesso giorno”.

• Inoltre il fiduciario e il WGC erano a conoscenza del fatto che due dei suoi dipendenti senior erano sotto processo quando JPMorgan Chase è stata nominata custode, uno dei quali faceva parte del consiglio di amministrazione della LBMA e gestiva il Gold Trading desk di JPMorgan, e l’altro era direttore esecutivo e trader in metalli preziosi a New York? E che entrambi sono stati successivamente incarcerati e multati per manipolazione del mercato?

Quasi certamente il fiduciario e la direzione del World Gold Council non saranno chiamati a rispondere a queste domande, ma la posizione giuridica degli asset sottostanti degli azionisti GLD è compromessa in base a questi sviluppi.

Inoltre i partecipanti autorizzati possono prendere in prestito le loro azioni da un depositario centralizzato di titoli e convertirle in oro fisico. Coprendo la loro posizione nei futures o nei mercati a termine di Londra, non hanno alcuna pressione per restituire l’oro e chiudere il prestito. Data questa struttura, lungi dall’essere un investimento sicuro in lingotti d’oro, il GLD potrebbe già essere utilizzato come fonte di liquidità per i trader di lingotti.

Conclusione

Non ci sono dubbi sul fatto che l’accesso alle proprietà del GLD rappresenterebbe una soluzione parziale ai problemi urgenti derivanti da oltre cinquant’anni di soppressione del prezzo dell’oro. Come ho scritto in precedenza, dopo una ricerca approfondita e attenta, l’analista Frank Veneroso concluse già nel 2002 che tra le 10.000 e le 14.000 tonnellate di oro delle banche centrali venivano affittate o prestate. E concluse inoltre che gran parte di quell’oro “adornava donne asiatiche”, quindi non sarebbe mai stato restituito.

Sappiamo che la Banca d’Inghilterra organizza questi contratti per le sue banche centrali clienti. Possiamo altresì supporre che la FED di New York organizzi in modo simile queste attività generatrici di reddito in base all’oro accantonato in sua custodia. Peggio ancora è il pensiero che la FED di New York possa averlo venduto, il che spiegherebbe perché si è rifiutata di consentire ai rappresentanti della Bundesbank d’ispezionare l’oro depositato e inizialmente si è dimostrata estremamente riluttante a restituire solo 300 tonnellate delle 1.536 tonnellate di oro tedesco presumibilmente conservato presso il suo caveau a New York. Ed è stata l’esperienza della Bundesbank a spingere la banca centrale olandese a rimpatriare 122 tonnellate del suo oro da New York, lasciandone ancora 190 in custodia presso la NYFED.

Con il fallimento del sistema monetario fiat, i nodi del leasing dell’oro e della soppressione dei prezzi stanno ora venendo al pettine. Come minimo stanno ritornando le condizioni di stagflazione degli anni ’70, quando l’oro salì dal prezzo ufficiale di $35 l’oncia a oltre $800 e il tasso di riferimento della FED da circa il 6% a quasi il 20%. Dopo cinquantadue anni di svalutazione monetaria, il punto di partenza per un nuovo aumento del prezzo dell’oro è compreso tra i $1.500 e i $2.000.

La posizione giuridica negli Stati Uniti è condivisa con quella dell’UE e del Regno Unito: i detentori di titoli ETF potrebbero vederne la proprietà saccheggiata attraverso JPMorgan Chase e altre controparti centrali di compensazione, dato che il loro status li consente di utilizzare lingotti e altre proprietà private come ritengono opportuno.

Le bullion bank stanno attualmente cercando di chiudere le loro posizioni short e andare long, beneficiando dell’ignoranza degli speculatori che credono che tassi d’interesse più alti siano dannosi per l’oro.

Attualmente i rendimenti obbligazionari sono in forte aumento, il che significa che i valori delle garanzie stanno diminuendo e finora ciò è equivalso a una contrazione del credito fino al 30% sulle obbligazioni a più lunga scadenza; e laddove il collaterale sostiene posizioni a leva di swap su tassi d’interesse, le richieste di margine possono diventare catastrofiche. Ci si può aspettare, quindi, che il prezzo dell’oro rifletta i rischi sistemici e monetari.

Ciò ci riporta all’enorme montagna di credito in dollari in mani straniere, quantificato nella tabella all’inizio di questo saggio. Gli investimenti a lungo termine, per un totale di $26.113 miliardi, più altri $10.700 miliardi in eurobond, perderanno tutti valore poiché i tassi d’interesse continueranno a salire. Non c’è dubbio che gli stranieri venderanno queste posizioni. Le altre valute sono meno attraenti rispetto al dollaro. C’è solo una cosa da fare, ed è seguire i singaporiani, i quali hanno avuto la preveggenza di accumulare denaro reale senza rischio di controparte: l’oro fisico.

E infine ci sono le considerazioni geopolitiche. È in questo contesto che la Russia e l’Arabia Saudita stanno spingendo al rialzo i prezzi dell’energia, portando a un aumento dell’inflazione dei prezzi e ad aspettative di tassi d’interesse più alti in futuro. Quasi certamente anche le banche commerciali intensificheranno le restrizioni creditizie. Tutto ciò equivale a pressioni intollerabili sui sistemi creditizi mondiali, soprattutto quello dell’Eurozona.

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