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Le tasse sull’oro: la guida per il 2023

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Plusvalenze, minusvalenze e IVA: come funzionano le tasse sull’oro da investimento in Italia?

Le tasse in Italia sull’oro possono essere un tema complesso, che vale la pena conoscere prima di iniziare a comprare o vendere le tue monete e lingotti d’oro.

Infatti, l’oro viene tassato in modo differente a seconda che sia oro da investimento o meno, ma non solo.

Per esempio, la presenza o meno di una fattura d’acquisto può comportare dei costi molto diversi tra loro, che illustreremo in questo articolo.

Cosa si intende per oro da investimento

Secondo la legge italiana n°7/2000, può essere considerato oro da investimento quello sotto forma di monete e lingotti. Queste devono avere alcune caratteristiche.

Le monete devono:

  • Essere state coniate dopo il 1800
  • Avere od aver avuto corso legale nel paese d’origine
  • Avere una purezza pari o superiore a 900 millesimi
  • Essere vendute ad un prezzo che non superi dell’80% il valore dell’oro fino contenuto.

I lingotti, invece, devono avere:

  • Forma di lingotti o placchette
  • Un peso superiore ad un grammo
  • Purezza pari o superiore a 995 millesimi.

Inoltre, può essere considerato oro da investimento l’oro ad uso industriale. Questo è oro grezzo destinato alla fusione, con una purezza pari o superiore a 32,5% .

Le tasse sull’oro da investimento in Italia

La tassazione sull’oro da investimento è un tema piuttosto recente, nella storia del nostro paese.

Infatti, in Italia esiste una normativa fiscale specifica per l’oro da investimento solo dal 2000, anno in cui è stata promulgata la legge n.7/2000, in attuazione della direttiva comunitaria 98/80/CE del Consiglio, del 12 ottobre 1998.

Questa legge ha abolito il monopolio dell’oro da parte dell’Ufficio italiano dei cambi, consentendo ai residenti italiani di acquistare e possedere oro da investimento.

La questione dell’IVA

La legge italiana n.7/2000 ha stabilito anche che la tassazione sull’oro da investimento debba essere esente da IVA.

Questo significa che non sono previste tasse per l’acquisto e il possesso di oro fisico.

Si tratta di una delle ragioni che rendono l’investimento in oro particolarmente vantaggioso dal punto di vista fiscale. Se vuoi comprare oro, tienine conto!

L’importanza di conservare la fattura per il calcolo della plusvalenza

Come abbiamo visto, la tassazione sull’oro da investimento è esente da IVA.

Di conseguenza, qualsiasi residente in territorio italiano ha il diritto di acquistare e possedere lingotti o le monete d’oro senza pagare alcuna tassa su questi.

Però, in caso di vendita la situazione cambia.

In questo caso, si dovranno pagare tasse sulla (eventuale) plusvalenza.

Il concetto di plusvalenza è abbastanza semplice: è l’eventuale guadagno dovuto a un maggior valore di vendita rispetto al valore di acquisto.

Se compri una moneta d’oro 1.000 € e la rivendi a 1.200 €, la plusvalenza è di 200 €, a prescindere dal prezzo dell’oro.

In Italia, al momento, le plusvalenze generate dalla cessione di oro e metalli preziosi sono tassate con un’imposta sostitutiva fissa pari al 26% nel quadro RT del Modello Redditi.

Per questo, se vendi con una plusvalenza di 200 €, dovrai pagare in tasse il 26% di questo valore. Ovvero, 52 €.

Da qui si deduce l’importanza della fattura per il calcolo delle tasse sull’oro.

Al momento della vendita, l’eventuale plusvalenza va provata dimostrando a quanto è ammontato l’investimento iniziale.

In caso che questa non esista, o sia andata persa, non sarà possibile provare l’ammontare della spesa iniziale!

Che succede se non si conserva la fattura?

Se non conservi le fatture dell’oro da investimento che hai comprato, lo stato italiano prevedere una plusvalenza standard del 25%.

Questo significa che il fisco suppone che la vendita abbia generato una plusvalenza e che il valore di questa ammonti al 25% della vendita.

Di conseguenza, la tassa sull’oro pari al 26% andrà pagata su questo 25% del totale corrisposto per la vendita.

Facendo due calcoli, il costo può risultare molto più caro.

Utilizzando l’esempio precedente, nel caso di vendita a 1.200 €, il 25% equivale a 300 €, il che suppone un’imposta unica sostitutiva pari a 78 € (il 26% di 300 €).

Su quantitativi ridotti, questa presupposizione di plusvalenza può pesare poco.

Però, se si ragiona in percentuali è facile rendersi conto che si tratta di un aumento significativo, che può arrivare a costare molto caro in caso di transazioni non particolarmente ben riuscite, per esempio in caso di vendite con una plusvalenza minima, e in caso di valori monetari consistenti.

Inoltre, non sempre le transazioni sono vantaggiose per chi vende. In caso di minusvalenza, ovvero di perdita, la mancanza di una fattura compromette ancora di più la situazione!

Le tasse sull’oro da investimento come regalo e eredità

Regalare monete e lingotti d’oro a battesimi e comunioni, ma anche come regalo di laurea e di matrimonio, è sempre più comune.

Si tratta di una tradizione svizzera che sta facendosi strada rapidamente nel nostro paese, soprattutto in alcune zone del settentrione.

Però, come funzionano le tasse sull’oro da investimento in caso di regali?

In questo caso, non è necessario conservare la fattura. Se hai ricevuto un regalo in oro, dovrai far fronte al pagamento dell’IVA sulla plusvalenza presunta del 25% solamente al momento della rivendita.

Un discorso simile si applica anche alle tasse sull’oro da investimento ricevuto in eredità.

Se hai ereditato lingotti e monete d’oro, dovrai pagare il 26% di tasse sul 25% del valore di questi.

L’oro da investimento va dichiarato?

Anche se esente da Iva, l’oro da investimento va dichiarato, sempre se supera determinati limiti.

In particolare, se il valore dell’oro è pari o superiore ai 12.500 € il suo possesso va dichiarato all’UIF – Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia – entro la fine del mese successivo a quello della transazione in territorio nazionale o qualora l’oro provenga dall’estero.

I caso di operazioni di trasferimento al seguito verso l’estero, al contrario, devono essere comunicate alla UIF prima dell’attraversamento della frontiera (si parla di dichiarazioni preventive).

Come funzionano le tasse sull’oro nella dichiarazione dei redditi

Se hai scoperto di dover dichiarare e pagare delle tasse sulla plusvalenza ottenuta dal tuo oro da investimento, sappi che si tratta di un processo abbastanza semplice.

Infatti, dovrai semplicemente inserire il valore della plusvalenza nel quadro RT della sezione II del modello denominato “Redditi Persone fisiche“ della dichiarazione dei redditi.

Nel caso in cui il tuo investimento in oro sia stato effettuato all’estero, dovrai specificarlo. In questo caso, dovrai inserire questa informazione marcando il quadro RW del medesimo modulo.

Invece, se devi registrare una minusvalenza, la situazione è differente.

Infatti, questa situazione ti permetterà di ridurre le tasse da pagare… sempre che tu possa dimostrarla tramite fattura!

Le plusvalenze sono di conseguenza tassate al netto delle minusvalenze della stessa categoria.

Questo significa che se hai fatto più transazioni in oro, dovrai calcolare le plusvalenze e sottrarre le minusvalenze.

Chi può vendere oro da investimento con l’esenzione IVA?

Per poter comprare oro da investimento senza pagare tasse, come l’IVA, devi scegliere con cura il rivenditore.

È raccomandabile selezionare un rivenditore riconosciuto che sia associato a zecche, raffinerie e società reputate nel settore, in grado anche di offrire servizi complementari, per esempio la custodia gratuita.

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