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La guerra per i cavi internet sottomarini tra Usa e Cina

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La battaglia tra Stati Uniti e Cina per il controllo dei cavi sottomarini sta minacciando la stabilità della rete Internet a fibra ottica.

Questa struttura di oltre 1,4 milioni di chilometri, che costituisce la spina dorsale delle telecomunicazioni digitali, trasporta oltre il 96% del traffico internazionale di dati e voce. Tuttavia, queste infrastrutture sottomarine sono diventate il centro della guerra fredda tecnologica tra le due superpotenze.

Questi cavi sottomarini sono delle vere e proprie autostrade digitali, che consentono alle informazioni di viaggiare a velocità incredibili. Tuttavia, la lotta per il controllo di queste infrastrutture sta diventando sempre più accesa.

Un esempio recente è dato dal progetto SeMeWe 6, che prevede la realizzazione di un cavo sottomarino lungo 19.200 chilometri, collegando Singapore a Marsiglia, passando per l’Egitto. Inizialmente sembrava che la compagnia cinese HMN Tech avesse ottenuto la commessa, nonostante l’offerta di circa 475 milioni di dollari.

Tuttavia, l’americana SubCom ha avviato i lavori per la realizzazione del progetto a partire da aprile scorso, superando la concorrenza cinese. Questo nonostante l’offerta di SubCom fosse più elevata, ammontando a 600 milioni di dollari.

La Casa Bianca ha infatti esercitato pressioni per escludere la società cinese, in linea con la strategia di contrasto agli interessi tecnologici cinesi.

La vittoria di SubCom è stata guidata da preoccupazioni riguardanti la sicurezza e lo spionaggio. Queste preoccupazioni sono state rafforzate dalla guerra commerciale e tecnologica tra Stati Uniti e Cina, che è stata intensificata durante l’amministrazione Trump e si è protratta sotto la presidenza di Joe Biden.

Nonostante il maggior costo dell’offerta di SubCom, la decisione è stata presa in nome della sicurezza nazionale.

In conclusione, la lotta per il controllo dei cavi sottomarini tra Stati Uniti e Cina ha portato a un aumento delle tensioni nella guerra fredda tecnologica.

La sicurezza e lo spionaggio sono diventati fattori chiave nella decisione di affidare la commessa per il progetto SeMeWe 6 a SubCom anziché alla cinese HMN Tech.

Questo episodio rappresenta un esempio significativo dell’importanza strategica e geopolitica dei cavi sottomarini nella guerra tecnologica tra le due superpotenze.

I limiti all’approdo delle comunicazioni sottomarine non riguardano soltanto l’esclusione delle aziende cinesi. Nel 2020, gli Stati Uniti hanno adottato la “Clean Network Initiative”, che in pratica vieta le connessioni dirette via cavo sottomarino tra l’America e la Cina continentale o Hong Kong.

Questa misura ha avuto immediatamente degli effetti, come ha sperimentato il Pacific Light Cable Network, che coinvolge Meta e Google.

Inizialmente, il cavo avrebbe dovuto collegare Los Angeles alla ex colonia britannica, ma tutto è stato bloccato da Washington per motivi di sicurezza.

Il risultato?

Dopo una serie di contrasti, la connessione a banda larga sottomarina si è fermata nelle Filippine e a Taiwan. Sì, proprio Taiwan.

Anche qui, i segnali dell’importanza dei cavi sottomarini sono evidenti. Lo scorso aprile, due collegamenti tra l’isola di Formosa e l’isola più piccola di Matsu (vicina alla costa cinese) sono stati tagliati.

Taiwan ha attribuito la colpa, anche senza prove evidenti, a due navi di Pechino. Indipendentemente dalla colpa, questa disputa indica quanto i cavi sottomarini siano un fattore strategico nella questione di Taiwan. E questi cavi sottomarini sono stati influenzati dagli aumentati livelli di ostilità tra Occidente e Cina, con conseguente creazione di nuove rotte per il traffico dei dati.

Un esempio è la contesa sulla sovranità nel Mar Cinese Meridionale, che ha spinto diversi consorzi industriali, come Apricot ed Echo, a creare un nuovo hub per i cavi sottomarini nell’isola di Guam, controllata dagli Stati Uniti e situata nell’oceano Pacifico.

Insomma, la battaglia è in corso e gli Stati Uniti finora hanno limitato le ambizioni espansionistiche di Pechino in questo settore.

La risposta strategica cinese

La Cina non sta certo a guardare.

Secondo Giuliano Noci, prorettore del Polo territoriale cinese del PoliMi, lo scontro con Washington ha stimolato a Pechino un’ossessione per l’evoluzione tecnologica.

Roberto Siagri, fisico e fondatore di Eurotech, fa eco affermando che il paese ha visto un’accelerazione degli investimenti nell’ambito dell’hi-tech.

In effetti, l’ex “Regno di Mezzo” sta sfruttando appieno gli opportunità offerte dalla Via Digitale della Seta: ad esempio, il progetto del “Peace” cable. Questa struttura, che parte dal Pakistan e arriva a Marsiglia attraverso vari punti di approdo in Kenya, Gibuti ed Egitto, consente a Pechino di avviare o consolidare le proprie attività commerciali, di investimento e, potenzialmente, militari in regioni come l’Africa.

Lo stesso avviene con il cavo “Sail”, che collega il Camerun al Brasile, nel continente sudamericano. Ma non è solo una questione di infrastrutture esistenti: la Cina propone anche nuove interconnessioni.

Stephane Klecha, Managing partner di Klecha & Co., cita come esempio il progetto Ema, del valore di 500 milioni di dollari, che prevede un submarine cable tra l’Asia e l’Europa, passando per il Medio Oriente.

L’obiettivo di questo progetto è chiaramente quello di competere con le infrastrutture influenzate da Washington.

Il frammentarsi del web: il futuro delle reti tecnologiche

Il panorama che si prospetta è chiaro: un contesto tecno-geopolitico in cui esperti di varie discipline lanciano l’allarme riguardo al rischio di una divisione di Internet, potremmo assistere alla nascita di due reti distinte: una sotto l’influenza statunitense e l’altra a trazione cinese.

Queste reti presenterebbero un backbone inaccessibile l’una all’altra e punti di contatto specifici e controllabili.

La decisione di posizionare i cavi in accordo con uno di questi network permetterebbe di intercettare informazioni e creare una dipendenza tecnologica.

Inoltre, i proprietari dei cavi potrebbero inserire backdoors e altri meccanismi di sorveglianza, pertanto, la scelta di separarsi dagli altri e creare barriere fisiche e virtuali per proteggere i dati potrebbe, in qualche modo, essere giustificata.

È innegabile che esista una guerra sul fronte dei cavi, come dimostra l’attività della Russia, coinvolta nella tragica guerra in Ucraina.

Il contesto, tuttavia, è molto complesso.

Bisogna ricordare che le attuali forme di crittografia diverranno obsolete nel giro di pochi anni a causa dei computer quantistici. Nonostante ciò, la costruzione di una rete veramente sicura è pura utopia.

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