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Il crollo del rublo: come le sanzioni hanno scosso l’economia russa

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Dopo Prigozhin, la spirale al ribasso del rublo continua.

Nelle ultime due settimane, dopo l’ammutinamento del capo della Wagner si è avuto un effetto devastante sul rublo, che si è velocemente svalutato.

Ora, superando quota 100 sul cambio euro-rublo e uscendo dalla fascia “ottimale” di 80-90 rubli per un dollaro, la valuta russa è tornata ai livelli toccati durante l’invasione dell’Ucraina nel marzo 2022.

Questa volta, tuttavia, il supporto dato dal rincaro dei prezzi dell’energia, dal calo delle importazioni e dalle restrizioni valutarie imposte dalla Banca Centrale sembra non essere sufficiente.

Il Cremlino vede questo come una dimostrazione di forza, sfidando le sanzioni occidentali. Tuttavia, il portavoce Dmitrij Peskov ha individuato un “volume significativo di speculazioni” come causa principale di questa caduta.

La governatrice della Banca Centrale della Russia, Elvira Nabiullina, ammette che il deprezzamento del rublo riflette l’andamento della bilancia commerciale, specialmente a causa dell’embargo e del limite di prezzo imposto dall’Unione Europea sul petrolio russo a partire dal 6 dicembre dello scorso anno.

Questo contesto economico si trova ora sotto l’ombra della ribellione di Evghenij Prigozhin e del suo fallito tentativo di marciare su Mosca, avvenuto il fatidico 24 giugno. Questo evento risulta un campanello d’allarme molto gravoso per il presidente Vladimir Putin, che sembra aver incontrato in questi giorni il capo della Wagner, perché evidenzia quanto sarebbe complesso gestire una crisi economica e politica se il controllo del potere del presidente non fosse più considerato scontato.

In particolare, la stabilità dei prezzi potrebbe sfuggire di mano, rappresentando un elemento cruciale in questo momento.

Consapevole dei rischi di inflazione derivanti dal deterioramento del tasso di cambio, Nabiullina ha sottolineato l’importanza di considerare questo fattore nella prossima decisione sui tassi di interesse.

Sembrerebbe inevitabile una stretta, soprattutto dopo l’incremento repentino al 20% all’inizio della guerra, e dopo che la Banca centrale è riuscita a ridurre il costo del denaro e a mantenere invariato un tasso del 7,5% a partire da settembre.

Durante una conferenza finanziaria a Pietroburgo, la governatrice della Banca centrale ha affermato che il deprezzamento del rublo non mette in discussione la stabilità finanziaria del Paese.

Tuttavia, rimane un’enfasi sulle prospettive delle transazioni commerciali internazionali, in particolare sul calo dei ricavi derivanti dalle vendite di gas e petrolio. Nabiullina ha spiegato che “è soprattutto la dinamica commerciale che determina l’andamento del tasso di cambio”.

Ha inoltre aggiunto: “L’anno scorso, molti hanno interpretato il rafforzamento del rublo come una vittoria sulle circostanze. Ma, per essere onesti, dobbiamo ammettere che era semplicemente la conseguenza dell’incremento repentino delle esportazioni e della diminuzione delle importazioni“.

Ora, con la ricerca di alternative ai fornitori occidentali, la domanda interna russa si sta riprendendo, insieme alle importazioni. Nel frattempo, la continua guerra e il confronto con l’Occidente stanno spingendo famiglie e imprese a trasferire risparmi e capitali all’estero, allo scopo di preservarli.

Contestualmente, i contributi al bilancio federale provenienti dal settore energetico e delle materie prime si stanno ridimensionando, a causa delle sanzioni che frenano le vendite.

In conclusione, è fondamentale affrontare questi cambiamenti nel tasso di cambio e considerare le conseguenze sul fronte dell’inflazione.

Nabiullina enfatizza gli effetti positivi dell’indebolimento del rublo affermando che “è vantaggioso perché consente all’economia di adeguarsi agli shock esterni e ai cambiamenti“.

Secondo la governatrice, un rublo più debole garantisce maggiori entrate per il bilancio, alimentate dai proventi in valuta estera delle esportazioni.

La banca centrale ha dovuto smentire teorie complottistiche secondo cui l’indebolimento del cambio sarebbe stato orchestrato appositamente per aumentare le entrate del bilancio. Tuttavia, secondo Chris Weafer, esperto di consulenza finanziaria presso Macro-Advisory, le cose stanno proprio così.

La gestione del rublo è completamente nelle mani della banca centrale e la ragione per cui hanno deciso di abbassare il cambio è per aiutare il ministero delle Finanze a gestire il deficit di bilancio“.

Il problema è che la Russia deve ora vendere il petrolio con uno sconto del 25% rispetto al Brent, il che significa che le entrate del bilancio sono inferiori alle aspettative. Considerando le entrate di gas e petrolio complessivamente, l’anno ha registrato una diminuzione del 47%, e sembra improbabile che si possa raggiungere l’obiettivo di entrate di 8.000 miliardi di rubli stabilito per il 2023.

“Le discussioni sulla pianificazione del bilancio di quest’anno sono state tenute segrete”, commenta Weafer, “ma le notizie che trapelano mostrano che la preoccupazione principale è riportare in equilibrio le finanze federali, senza esaurire troppo le riserve accumulate”.

Il nuovo tono di voce assume un carattere professionale per fornire una prospettiva più approfondita della situazione economica russa.

 

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