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Dopo la mossa del Governo Meloni, l’Italia ritorna sotto osservazione.

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Il settore bancario è sulle montagne russe. Si sale e si scende. Un giorno si festeggiano utili da record, il giorno dopo si registrano perdite sui mercati finanziari da record.

Questo è il grafico delle azioni BPER: salite e discese repentine. Sentiremo ancora parlare di questa banca che solo nella giornata di ieri chiudeva con un -11%.

 

Dicevamo, ennesima giornata nera, quella di ieri, per le banche mondiali e per il governo italiano che di fatto inizia a scavarsi la fossa da solo.

Infatti il governo che tassa le banche sugli extraprofitti potrebbe apparire un pò come Robin Hood che toglie ai ricchi per dare ai poveri. Mentre il messaggio arriva chiaro ai mercati mondiali: sono alla canna del gas e non sanno dove prendere i soldi per la prossima manovra di mercato. Questa è solo la premessa, ora proviamo a fare il punto su quanto di importante è accaduto nella giornata di ieri.

Innanzitutto forse a qualcuno sarà sfuggito che Moody ha declassato nuovamente alcune banche regionali Usa e Jp Morgan ha messo sotto stretta osservazione le mosse del governo italiano. Oh fai attenzione, oramai il danno è fatto, anche se il governo ha leggermente frenato, nella serata di ieri, rispetto alle decisioni assunte sulla nuova tassa sugli extraprofitti da applicare alle banche.

Fatta questa premessa passiamo ad analizzare quanto sta accadendo interno al sistema bancario e quali saranno le ricadute future dopo le scelte del governo Meloni.

A giugno, è emerso un calo del 1,5% nei prestiti offerti dalle banche italiane, confermando un trend negativo che prosegue da diversi mesi, non solo nel nostro paese ma anche nell’intera Eurozona. Anche la Bce ha evidenziato, nel suo ultimo report di luglio, un ulteriore rallentamento della domanda di prestiti aziendali nel secondo trimestre dell’anno, portandola ai minimi storici.

Indubbiamente, nel corso dell’ultimo anno, l’applicazione di politiche monetarie restrittive (innalzamento del tassi di interesse) da parte di Francoforte ha favorito le banche. Nel periodo 2021-2022, il rapporto medio tra gli interessi attivi e i crediti è salito dal 2,44% al 2,99%, mentre il rapporto tra gli interessi passivi e la raccolta diretta è aumentato dallo 0,48% allo 0,65%. Di conseguenza è evidente che le banche italiane hanno incassato un bel pò da questa situazione e hanno trasferito solo una piccola parte di questi aumenti dei tassi sui depositi.

Questa dinamica ha spiega il boom dei ricavi su molte banche nell’ultimo anno. Ad esempio, i primi cinque istituti italiani (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Banco Bpm, Bper e Mps) hanno registrato un utile aggregato di 10,54 miliardi di euro nel primo semestre, con un aumento del 64,2% rispetto alla prima metà del 2022. Questo è solo un esempio di quanto abbiano incassato le banche nell’ultimo periodo grazie alle mosse della BCE.

E quindi, cosa accadrà con l’introduzione della nuova tassa? Senza dubbio, avrà un impatto significativo sui ricavi delle banche. Gli analisti prevedono che gli istituti di medie e piccole dimensioni subiranno le maggiori perdite, non solo a causa della loro dipendenza dal mercato italiano, ma anche a causa dell’importanza del margine di interesse nei loro ricavi complessivi.

In conclusione, l’impatto della nuova tassa sulle banche sarà rilevante, soprattutto per gli istituti medio-piccoli. È necessario osservare attentamente l’evoluzione della situazione e le eventuali conseguenze che si verificheranno nel settore bancario italiano.

Per mitigare l’impatto della tassa sul loro bilancio, le istituzioni finanziarie avranno due opzioni: aumentare ulteriormente i costi dei prestiti o riequilibrare i loro guadagni tramite commissioni. Tuttavia, questa scelta avrà delle conseguenze significative. Il canale del credito si restringerà ancora di più e, considerando il rallentamento economico attuale, potrebbe aprire la strada a una recessione che fino ad ora l’Italia è riuscita ad evitare.

Ma non saranno questi gli unici effetti della tassa Meloni-Salvini. La diminuzione dei ricavi porterà a una contrazione dei profitti e, molto probabilmente, ad una riduzione dei dividendi. Inoltre, alcuni analisti evidenziano che la nuova tassa potrebbe creare disparità di trattamento all’interno del settore. Saranno penalizzate le istituzioni finanziarie con un alto rapporto tra prestiti e depositi, ad esempio le banche d’affari come Mediobanca o gli intermediari specializzati come Banca Ifis.

 

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