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Bitcoin e Marx: due teorie geopolitiche a confronto

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Il marxismo e Bitcoin hanno una cosa in comune, l’idea che un cambiamento radicale nella struttura della società avverrà in modo decentralizzato dal basso verso l’alto.

Marx dice che la rivoluzione sarà decentralizzata, i non abbienti si stancheranno della grande iniquità del capitalismo, e le poche migliaia di abbienti soffriranno per la ribellione mondiale che hanno incoraggiato con la loro avidità.

Secondo questa idea la creazione di banche centrali e il controllo dell’offerta monetaria forzeranno l’avvento del comunismo. La centralizzazione della ricchezza porta alla rabbia decentralizzata che quindi porta a sua volta all’inevitabile rivoluzione sociale.

Le tessere del domino cadranno finché i paesi meno sviluppati non si industrializzeranno sperimentando le stesse ingiustizie.

Lenin adattò il marxismo alle sue esigenze e, con l’aiuto dei simpatizzanti comunisti negli Stati Uniti il comunismo fu implementato con imposizione dall’alto invece che dal basso come argomentato da Marx.

I paesi dell’ex unione sovietica uno dopo l’altro sono entrati e usciti dal comunismo grazie agli interessi imposti dall’alto nel corso della Guerra Fredda e in tutto questo scenario gli unici che hanno veramente pagato il prezzo di questo cambiamento sociale sono stati i cittadini che hanno perso volere.

Ironia della sorte, quanto appena esposto ci porta ad affermare che il comunismo è sempre stato sostenuto dalla forza fisica imposta dall’alto e dagli interessi finanziari, proprio quelli che Marx stesso disprezzava.

Versioni o elementi del comunismo esistono ora in Cina e negli Stati Uniti, dove uno è un regime inizialmente povero, ora distopico che gioca ai giochi capitalisti (con ottimi risultati economici fino ad ora), e l’altro è un regime che lotta tra la correttezza politica, un fiacco conservatorismo e una banca una centrale che a malapena tiene insieme l’economia!

A differenza di Marx, Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo del o dei creatori di Bitcoin, non fa dichiarazioni politiche, nel suo whitepaper di nove pagine e nei suoi post pubblici, apprendiamo come funziona Bitcoin e il modo con il quale questa idea potrebbe aver successo.

È, tuttavia, risaputo che la politica monetaria deflazionistica di Bitcoin e la struttura peer-to-peer affondano le radici nelle intuizioni di economisti austriaci come Ludwig von Mises, Friedrich von Hayek e altri pensatori che hanno sviluppato il loro lavoro in diretto contrasto con Marx e la svolta storica e politica del suo materialismo dialettico.

Secondo una teoria, i paesi più sviluppati, in particolare gli Stati Uniti, sono i più vicini alla stampante di moneta fiat e la banca centrale più forte è quella che gestisce la valuta di riserva mondiale. In questa struttura i pochi che gestiscono la banca centrale possono stampare quantità illimitate di denaro e riciclarlo per soddisfare i propri interessi.

Tali interessi non si allineeranno mai a quelli dei popoli e soprattutto questi interessi non sono collegati a quelli dei paesi che sono costretti a vincolarsi all’attuale valuta di riserva globale, il dollaro statunitense.

Il dollaro, scollegato dall’oro si gonfierà sempre più, fino ad esplodere.

Quanto appena detto non vale solo per il dollaro, infatti, anche le altre banche centrali che stampano moneta soffriranno ancora di più della FED. Il denaro di tutte le banche è svalutante!

Arriverà il momento nel quale le persone se ne renderanno conto e si stancheranno di tutto questo castello di carta e questo farà si che si rendano conto che non possono immagazzinare il valore delle loro giornate di lavoro in una valuta svalutante. Questa gigantesca sveglia porterà i più a comprendere che è necessario ritirare i soldi dalle banche a riserva frazionaria che permettono stampa infinita di denaro.

Questa grande massa di liquidità che verrà prelevata dal sistema bancario cercherà rifugio in asset forti come l’oro e il Bitcoin.

La rivoluzione sarà decentralizzata, i cittadini dei paesi sviluppati investiranno in Bitcoin, ma in quanto vincitori relativi del gioco della valuta fiat, utilizzeranno questa valuta per ultimi.

Allo stesso modo, i governi dei paesi più sviluppati (ndr. nella maggior parte dei casi) non prenderanno sul serio Bitcoin, o gli saranno ostili. Al contrario i cittadini dei paesi poveri e quelli con valute svalutate passeranno prima a Bitcoin poiché ne riconoscono il valore.

I poveri si renderanno conto che la volatilità del Bitcoin non è poi così grave quando la valuta del tuo paese si iperinflazionera molto più velocemente della volatilità dell’asset. Inoltre, la sua politica monetaria è trasparente a differenza di quella della Federal Reserve.

I cittadini dei paesi più piccoli e poveri conserveranno il loro valore in bitcoin e effettueranno transazioni con esso.

I governi più piccoli e poveri si renderanno conto che Bitcoin offre loro una via d’uscita rispetto all’approccio delle valute fiat che invece è basato sul debito e sulla svalutazione.

I ricchi delle banche centrali verranno rovesciati, sostituiti dai non abbienti che per primi hanno abbracciato bitcoin. Grazie alla politica monetaria deflazionistica di Bitcoin, i paesi poveri avranno un vantaggio in questo Nuovo Mondo Arancione. Un giorno vivremo nel mondo del libero mercato, dove nessuno avrà il controllo dell’offerta di moneta e le economie potranno crescere seguendo il ciclo naturale delle cose.

In entrambe le teorie, la situazione economica porta a un fenomeno emotivo/culturale decentralizzato, vale a dire una lotta contro un oligopolio corrotto.

Come ogni cambiamento radicale anche questo richiede tempo. Quando Nayib Bukele , presidente di El Salvador e capo del partito Nuevas Ideas, fece del suo paese il primo ad adottare Bitcoin come moneta a corso legale, l’interesse dei cittadini per Bitcoin in El Salvador era pari allo 0%.

Solo pochi bitcoiner dei paesi sviluppati, che avevano stabilito la loro casa nella turistica spiaggia di El Zonte, sapevano qualcosa di Bitcoin.

Oggi, alcuni anni dopo, il grado di adozione di Bitcoin da parte dei cittadini in El Salvador è superiore al 35% ed è in aumento.

A discapito di quanto abbiamo visto fino ad ora, l’adozione di Bitcoin in El Salvador è avvenuta principalmente grazie agli sforzi compiuti dalle autorità e quindi dalle azioni compiute dall’alto verso il basso.

Inoltre dobbiamo ricordarci che per quanto sia un paese povero, El Salvador ha due valute a corso legale, il Bitcoi e il dollaro americano, ecco perchè molto probabilmente il presidente ha deciso di intraprendere anche questa strada.

Anche se El Salvador non ha il controllo della politica monetaria del dollaro, sta certamente facendo meglio rispetto ad altri paesi le cui valute sono terribilmente svalutate al momento della stesura di questo articolo.

Gli Stati Uniti non hanno adottato Bitcoin come moneta avente corso legale nella nazione, ma sicuramente ne detengono molti! (L’ IRS ha partecipazioni in Bitcoin…). Alcuni sostengono inoltre che altre agenzie confischino, trattengano e acquistino bitcoin di tanto in tanto, cosa quest’ultima particolarmente facile per un paese che stampa abitualmente denaro.

L’elenco dei paesi che estraggono bitcoin per ottenere denaro gratuito, è un elenco troppo lungo da riportare, quello che sappiamo è che sicuramente i paesi sviluppati, indipendentemente dal fatto che riconoscano o meno pubblicamente la rilevanza di Bitcoin, ci hanno messo le mani dentro.

Infine, la situazione su Bitcoin ha anche un risvolto geopolitico, la Russia sta accettando bitcoin per il gas naturale e gli Emirati Arabi Uniti sono entusiasti di questa nuova risorsa digitale.

Inizialmente abbiamo affermato che la “rivoluzione” arriverà dai paesi poveri perché prima di tutti riusciranno a comprenderne l’utilità e i casi d’uso delle criptovalute.

Un esempio di tutto ciò è rappresentato dal popolo nigeriano, il quale effettua transazioni in bitcoin più di chiunque altro al mondo, eccezion fatta per gli americani. Il governo Nigeriano è ostile ed è arrivato al punto di imporre alla popolazione la sua CBDC, la e-Naira.

Nel frattempo, i cittadini più esperti in Argentina (qui forse con l’arrivo del nuovo presidente Milei qualcosa è cambiato, ma diamo tempo al tempo) e Libano estraggono e risparmiano in bitcoin, mentre i loro governi non sembrano vedere l’urgenza di utilizzarlo.

Il Bitcoin, o meglio la teoria economica del Bitcoin, è quindi destinata a una storia oscura e onnipresente come quella del comunismo? Può una teoria comprendere la traiettoria di questo asset? Inoltre, dato che il Bitcoin per sua natura sfida le banche centrali e, per estensione alcuni principi normalizzati del comunismo, dovremmo aspettarci una sfida di queste due teorie a livello geopolitico?

Quale struttura di incentivi economici vincerà? Si tratterà di una vittoria, che costringe Paesi come la Cina ad accogliere la rete senza sacrificare la propria struttura politica, oppure si estinguerà del tutto la centralizzazione? Il Bitcoin verrà spazzato via da qualche circostanza ingegnosa che nessuno di noi può ancora prevedere?

Allo stato attuale, Bitcoin è certamente lo sfavorito, il cui principale vantaggio è la decentralizzazione che grazie al meccanismo di consenso proof-of-work ne consente il funzionamento. Al contrario la fiat money fa presa su tutte le principali istituzioni del pianeta, comprese le forze dell’ordine e quelle armate necessarie per mantenere l’ordine sociale.

Le teorie geopolitiche che circondano Bitcoin si basano sul presupposto che non possa essere fermato, alla luce del fatto che si tratta di una rete di computer dove chiunque può gestire  o essere un nodo.

Questa rete ha il vantaggio di permettere a chiunque di effettuare transazioni con qualsiasi altro e soggetto. Nella rete Bitcoin ognuno può estrarre dati per proteggere la rete e guadagnare denaro da questa azione.

Bitcoin infatti è la rete di computer più sicura mai costruita, con un tempo di attività del 99,99999999% e una percentuale di difesa altissima, infatti ad oggi di tutti gli attacchi sferrati a questa rete nessuno di essi è riuscito ad andare a segno.

Le leggi non possono impedire alle persone di utilizzare Bitcoin.

Sebbene sia possibile tenere traccia degli acquisti effettuati sul registro decentralizzato – consentendo ai governi di arrestare o danneggiare le persone che sfidano tali leggi – la facilità con la quale questo asset può essere conservato e trasferito fanno si che le persone eventualmente sottoposte a ingiustizie da parte dei governi si possano spostare da tali luoghi e per trasferirsi in aree dove queste discriminazioni non esistono.

Inoltre, quei soggetti che pensano di attaccare la rete cooptando l’hashrate scopriranno poco dopo che guadagnano di più sostenendo la rete piuttosto che investendo energie per contrastarla.

Solo i pochi soggetti che oggi sono vicini a chi stampa denaro hanno più da perdere nel passaggio a un Bitcoin standard.

Sarei negligente se non menzionassi la teoria del maggiore Jason Lowery, che, nonostante sia controversa , costituisce un concetto interessante: mentre Bitcoin si fa strada in ogni angolo, gli stati-nazione arriveranno ad adottare Bitcoin e ad usarlo come arma geopolitica.

Al contrario, si assisterà a una guerra di hash rate e a divisioni geopolitiche sulla falsariga del mining di bitcoin. Si tratta di una sorta di compromesso tra le due idee, in cui il Bitcoin viene inizialmente cooptato dalle autorità attuali – membri della banca centrale compresi – ma alla fine i cooptatori, non riuscendo nel loro intento decideranno di spostare i loro interessi a favore di Bitcoin.

Il “gioco” economico proposto dal maggiore Lowery potrebbe trovare applicazione nella misura in cui i soggetti che vogliono controllare l’hash rate riusciranno ad accaparrarsi i bitcoin rimanenti.

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